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Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci si compone oggi di due parti: l’edificio progettato negli anni Ottanta dall’architetto Italo Gamberini e l’ampliamento firmato dallo studio Maurice Nio/NIO architecten di Rotterdam.

La nuova costruzione abbraccia la struttura di Gamberini e ne raddoppia la superficie espositiva. Il progetto d'ampliamento è stato pensato per potenziare e intensificare la programmazione e l’offerta culturale e risponde ai requisiti fondamentali di raddoppiare lo spazio espositivo a disposizione, di permettere un'ampia presentazione del patrimonio permanente del Centro Pecci, la suddivisione degli spazi e l'alternanza dei progetti.

L'ampiezza del nuovo piano espositivo, di altezza variabile e suddiviso in due ali che si restringono e si collegano alle attuali sale museali, può inoltre garantire varie soluzioni e modulazioni spaziali adatte alle caratteristiche delle opere d'arte contemporanea. L'avveniristica architettura disegnata da Nio cinge la "fabbrica di cultura" di Gamberini e sintetizza al meglio la nuova centralità che l’istituzione intende assumere in un contesto urbano in trasformazione, dichiarando la sua propensione ad aprirsi e irradiarsi all'esterno.

 

Il progetto di Italo Gamberini

L'edificio di Gamberini si sviluppa sopra ad un livello interrato, che ospita gli spazi tecnici del museo, su due piani che alternano forme asimmetriche e simmetriche, volumetrie organiche e razionali, seguendo una pianta ad andamento a U segmentata, chiusa dalla cavea semicircolare del teatro all'aperto e circondata da un giardino. Al piano terra dal 2003 sono stati ricavati spazi dedicati ai progetti d'artista e interventi specifici temporanei, accanto ai laboratori didattici, al bar-ristorante e all'auditorium collocati in questa zona dall'inaugurazione. Al primo piano si trovano l'accoglienza e le sale museali a pianta quadrata, sottoposte nel 2003 ad un radicale intervento di restyling architettonico. L'ingresso al piano nobile, introdotto esternamente da un ponte scoperto rialzato su un lato del giardino, è collegato internamente per mezzo di un tunnel coperto dall'edificio laterale che ospita piccole sale espositive dedicate a mostre di carattere specialistico e documentario, la biblioteca del CID/Centro di Informazione e Documentazione sulle Arti visive e gli uffici del Centro. Ulteriori spazi espositivi sono stati ricavati nel locale posto sotto alla gradinata del teatro.

 

Il progetto di Maurice Nio, Sensing the Waves

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Il progetto architettonico di Maurice Nio, Sensing the Waves, parte da una analisi del progetto di Italo Gamberini e delle problematiche evidenziate nella fruizione dell’edificio. In fase di progettazione l’architetto ha individuato due ordini di problemi: la mancanza di una continuità tra i percorsi di visita e circolazione – il percorso dell’edificio preesistente è lineare, fortemente direzionato, e impone al visitatore di ripercorrere una medesima direttrice al termine della fruizione della mostra – e la scarsa visibilità dell’ingresso principale.

Per affrontare tali questioni l’architetto olandese è partito dal suggestivo parallelo tra il museo e il palazzo imperiale di Tokyo, che pur essendo visibile a tutti ed estremamente riconoscibile, risulta tuttavia inaccessibile. Il primo problema è stato risolto con la creazione, al primo piano – ove si articolano attualmente tutte le sale espositive - di un nuovo percorso, in maniera da creare una diversificazione degli assi di fruizione. Il secondo punto si é risolto collocando al piano terra tutte le funzioni rivolte al pubblico, come il desk di accoglienza, il centro di informazioni, la biglietteria ed il bookshop. Infine, l’ingresso principale è stato orientato chiaramente in direzione dell’incrocio delle strade principali.

La nuova estensione del Centro si presenta, in relazione al carattere dell’edificio esistente, da un lato come un intervento rigido e meccanicistico, ispirato ai laboratori tessili di Prato, dall’altro come ‘elastico’ e sognante. La nuova estensione circonda l’edificio esistente intersecandolo solo ove necessario lungo il circuito espositivo. Poiché l’angolazione del piano espositivo varia in continuazione, si originano all’interno dell’edificio spazi dalle atmosfere differenziate, dunque atte ad accogliere diverse possibilità espositive. La ‘torre’ è un oggetto peculiare del nuovo Centro Pecci, elemento simbolico ed allo stesso tempo oggetto a sé stante. Un elemento che ricorda un corno e un’antenna insieme: per Maurice Nio infatti ha la funzione di rappresentare sia uno stendardo issato con orgoglio per visitatori e passanti, sia una sonda che capta i movimenti culturali, alla ricerca continua delle nuove correnti e tendenze.