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#finedelmondo

Interviste

Ma le macchine sognano rumori umani?

3 marzo 2017



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Uscito alla ribalta della scena elettronica inglese grazie ad una manciata di ep ed Elaenia, un disco di gran classe, Sam Shepherd aka Floating Points si è conquistato gli onori della critica grazie ad un sound colto e raffinato, con un'attenzione ossessiva allo "spazio" occupato dal suono. Lo abbiamo incontrato.





Nei tuoi lavori musicali è sempre molto presente un’attenzione per la qualità e per le caratteristiche timbriche del suono. Per questa ragione, è molto interessante la selezione che fai dei mezzi di produzione sonora, che sono eterogenei e appartengono ai primi periodi della musica elettronica: sintetizzatori vintage, altoparlanti con specifiche caratteristiche, registratori a nastro, ma anche strumenti musicali. Quali sono le ragioni che ti portano a scegliere questi elementi in particolare? Si tratta di motivi musicali/estetici o la scelta è dettata anche da un interesse storico/archeologico per oggetti di un’era passata?

Sono molto appassionato alle interazioni tattili con le macchine sonore, ma non credo in nessun modo che queste siano la chiave per il suono che sto cercando di realizzare.

La mia preoccupazione principale riguarda lo spazio. Che uno strumento elettronico possa anche sintetizzare uno spazio fisico per sé, al quale appartenere. Ogni strumento acustico deve essere registrato con una serie di microfoni, e ciò posiziona automaticamente lo strumento all’interno della stanza in cui viene registrato. Forse uno degli elementi che più si perseguono nella registrazione è il fatto che la stanza suoni in un modo particolare. Tuttavia uno strumento elettronico produce un segnale che può essere inserito direttamente in un dispositivo di registrazione e, come tale, non ha bisogno di esistere in uno spazio fisico prima di essere riprodotto.

La ragione per cui ho scelto di registrare con alcune attrezzature tipicamente antiquate è, per lo più, una ragione sonora. Per esempio, trovo che il nastro sia un formato molto più flessibile dal punto di vista sonoro, ma non sono contrario in alcun modo alla comodità dei supporti digitali. Fondamentalmente, sto cercando di elaborare una performance musicale che possa suonare bene in varie forme; ma, sempre più spesso, sto capendo che questi formati possono aiutarmi a ottenere una registrazione della musica più ricca e dinamica.

[2006]

Elaenia, il tuo album di debutto, presenta un’ampia gamma di materiali e sorgenti sonore, così come diversi stili musicali (jazz, canzoni brasiliane, elettronica, drone music, ecc.). Una tale libreria sonora può essere solamente gestita attraverso un’organizzazione compositiva, che va oltre i singoli materiali sonori: pensi che questo approccio sintetico e sistematico potrebbe in qualche modo essere collegato al tuo background scientifico (in neuroscienze) e, se sì, in che modo?

Assolutamente no. Non instauro alcun parallelo tra i due campi. Il processo attraverso cui mi sono avvicinato alla ricerca scientifica era del tutto metodico, mentre i miei metodi nella musica e la sua registrazione per me sono inclini a cambiamenti fortuiti. Mi è stato chiesto molto spesso ma non credo che le due cose siano parallele.

 

Elaenia può essere percepito come un mondo complesso, che si definisce gradualmente man mano che si ascoltano le varie tracce: ogni traccia potrebbe anche essere intesa come una sorta di “stanza” o “spazio” specifico, messo in relazione con l’intero lavoro. Nell’ultima traccia, Peroration 6, si ha l’impressione che tutti i pezzi precedenti siano condensati e portati a una sorta di saturazione verso il finale, che è improvviso, come determinato da qualcosa di esterno alla composizione. Potresti spiegare questa scelta di conclusione? Pensi che possa essere in qualche modo paragonata a una rappresentazione musicale di fine del tuo (o del) mondo?

Questo è esattamente quello che sento anch’io. Peroration 6 è parte di una serie di lavori che al momento sento come il culmine di molte delle mie influenze attuali. In effetti, il finale brusco di Peroration è quasi l'unico modo in cui il disco poteva chiudersi. Sapevo fin dall'inizio che era così che doveva finire e, dal momento che il brano attinge temi e suoni dal lavoro precedente sull’album, mi sembra che rappresenti la scomparsa di quel mondo che stavo cercando di creare.

Non la sento come una distruzione di per sé, ma più come se il mondo fosse trasposto in un altro luogo, o che il tempo si fosse fermato.

 

Intervista di Luisa Santacesaria



Immagine di copertina:

Floating Points, Silhouettes (Official Video)


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