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Eugenio Miccini. Anche il silenzio è parola

  • Il cuore chiama ancora, 1964, collage 65x45 cm
    Il cuore chiama ancora, 1964, collage 65x45 cm

    In occasione del centenario della nascita di Eugenio Miccini, Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati ospita una mostra promossa dalla Regione Toscana e curata da Stefano Pezzato, responsabile collezioni e archivi del Centro Pecci di Prato, con opere provenienti dalla collezione di Carlo Palli. Un omaggio pubblico a uno dei fondatori della Poesia Visiva e protagonista delle neoavanguardie italiane.

    Inaugurazione: 2 febbraio 2026, h 15:30

    Il centenario di Eugenio Miccini (Firenze, 1925–2007), scrittore, teorico e tra i fondatori della Poesia Visiva, diventa occasione per una mostra che ne ripercorre la ricerca d’avanguardia a partire dal 1963, anno di fondazione del movimento.

    Promossa dalla Regione Toscana e allestita presso Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati in piazza Duomo a Firenze, la mostra è curata da Stefano Pezzato, responsabile collezioni e archivi del Centro Pecci di Prato, e presenta una selezione di opere provenienti dalla collezione del collezionista pratese Carlo Palli, la cui sollecitazione ha reso possibile questa celebrazione pubblica.

    Il titolo riprende una celebre affermazione di Miccini: «anche il silenzio è parola». Un principio che attraversa tutta la sua pratica artistica, fondata sull’idea che l’opera continui a esistere come cultura e memoria, anche quando sottratta alla visibilità immediata.

    In un mondo saturo di parole e immagini, che producono «un assordante rumore al livello più basso del pragmatismo», Miccini interviene con collage, definizioni, rebus, diagrammi, assemblaggi fotografici e oggettuali, ex libris e pubblicazioni indipendenti, con l’intento dichiarato di superare la separazione tra linguaggio quotidiano e pratica estetica. Consapevole di lavorare alla produzione di un’“anti-merce”, l’artista mira a scuotere e stimolare il pubblico, offrendo strumenti di rilettura critica della “società dello spettacolo”, dove tutto appare codificato e normalizzato.

    Attraverso le opere esposte emerge con chiarezza il carattere interdisciplinare della sua ricerca, sviluppata all’interno del Gruppo 70 insieme a Lamberto Pignotti, e in dialogo con figure centrali della neoavanguardia italiana come Ketty La Rocca, Emilio Isgrò e Achille Bonito Oliva. Una pratica che intreccia parola, immagine, suono e segno in un esercizio espressivo insieme liberatorio, critico e creativo.

    La mostra restituisce così la complessità di una figura centrale del secondo Novecento italiano, la cui opera è oggi presente in importanti collezioni pubbliche e musei internazionali, dalla Biennale di Venezia allo Stedelijk Museum di Amsterdam.