Barry è un giovane di bell'aspetto ma dalle origini modeste. Rifiutato dalla donna che ama, intraprende la carriera militare dopo un duello con l'avversario in amore. Stanco della vita militare, con un espediente entra nell'esercito prussiano, divenendo il beniamino del capitano Potzdorf. Ma anche questa volta la fortuna gli volta le spalle e, costretto a fuggire, diventa il compare di un raffinato avventuriero. Con la spada e la pistola si fa largo nella bella società. Ormai è un uomo appagato. Gli manca solo il blasone. Sposando la contessa di Lyndon e assumendone il cognome colma la lacuna. Ma sarà un matrimonio infelice. Il figlio della contessa, nato da un altro matrimonio, lo odia e per molti anni progetterà una vendetta, che si compirà quando affronterà il patrigno in duello. Barry Lyndon perderà una gamba e i suoi averi. Un malinconico esilio segna il suo definitivo destino.
4 Premi Oscar 1976 (Fotografia, Adattamento musicale, Scenografia, Costumi)
"Scriveva nel 2009 il compianto critico americano Roger Ebert, dando 5 stelline a Barry Lyndon: “Il film ha l’arroganza del genio. Non importa il budget o il perfezionismo tecnico. Quanti registi avrebbero avuto la stessa confidenza che riesce ad avere Kubrick nel prendere una storia quasi irrilevante di ascesa caduta di un uomo e realizzare un’opera in uno stile che ci impone di cambiare atteggiamento verso quel personaggio?”. La bellezza di Barry Lyndon, la luce pittorica e naturale di molte scene, non è al servizio della storia. Per questo spesso è stato criticato o additato con superficialità. Ma è uno dei livelli più alti toccati dallo sguardo del regista di Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut. Kubrick, ancora una volta e forse più decisamente, sembra indicarci la direzione: illustrandoci come lo sguardo vede il mondo e la Storia.Barry Lyndon vinse 4 premi Oscar: miglior scenografia, costumi, direzione musicale e per miglior composizione musicale orginale (The Chieftains). Girato in pellicola (Eastmancolor – 1,55:1) per poter filmare ‘a lume di candela’ Kubrick tirò fuori dal cassetto tre speciali ottiche che aveva acquistato dalla Nasa un decennio prima, con un’apertura f/0.7. Obiettivi dell’azienda tedesca Zeiss che l’agenzia spaziale aveva commissionato per le missioni sulla Luna per fotografare la faccia non illuminata dal sole. Secondo gli esperti sono ancora oggi le ottiche più luminose mai prodotte in tutta la storia della fotografia. Kubrick utilizzò il 35mm f/0.7 e il 50mm f/0.7, montate su una cinepresa modificata per poter girare le complicare scene d’interno con la fioca luce delle candele. La grandezza (non limitata solo all’aspetto tecnico-fotografico) dello sforzo archeologico/pittorico di Kubrick, purtroppo poco compreso dallo sguardo distratto e impreparato degli spettatori nel 1975, risiede anche in questa capacità di essere archetipo di una visione e di una racconto già multimediale. Si entra nella Storia con i tanti ‘zoom’ che portato lo sguardo dentro, attraverso, l’inquadratura. Così il suo ritorno in sala è una nuova pagina offerta a chi, per ragione anagrafiche, ha mancato quella possibilità. L’ambizione di un progetto che ancora oggi nell’epoca della percezione ad alta definzione (o 4K e via dicendo) è una lezione per improvvisati e smemorati aspiranti registi.". (Francesco Maggi)
