×

La mattina scrivo - A pied d'oeuvre

  • Venezia 82
  • Regista: Valérie Donzelli

  • Lingua: francese con sottotitoli italiani / italiano

  • Anno di produzione: 2025

  • Durata: 92'

  • Paese: Francia

  • Cast: Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen

La mattina scrivo - A pied d'oeuvre di Valérie Donzelli
La mattina scrivo - A pied d'oeuvre di Valérie Donzelli

All'età di quarantadue anni, Paul Marquet lascia il lavoro di fotografo, che ha assicurato a lungo il suo benessere e quello della sua famiglia, per fare lo scrittore. Rimasto single, si ritrova a fare i conti con la necessità di guadagnare il minimo per vivere, proteggendo però il tempo necessario alla scrittura, processo di per sé lento e incerto, per il quale non esiste una formula magica.

Premio per la Miglior Sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

""La mattina scrivo" mette il dito nella piaga di un grande non-detto dell’industria culturale: la fatica, le incoerenze, i tormenti di chi opera nel settore (si parla di scrittori ma chi si sente escluso si racconta una menzogna) nonostante l’evidente impossibilità di mantenersi.Con un’evocazione di Ken Loach, Donzelli inquadra l’odissea quotidiana di Marquet all’interno di una società europea (e occidentale) che svilisce l’impegno intellettuale e svende la manodopera, gioca al ribasso sulla disperazione di chi ha bisogno, si accomoda sulle convinzioni che le storture del mercato rispondano in realtà a un’assurda vocazione alla decrescita felice. Interroga l’ipocrisia di chi concepisce la povertà solo come spettro esotico da osservare con la lente del turista e non come qualcosa che appartiene perfino al nostro sistema capitalistico (la miseria vera sta in India o in Messico, di certo non in Francia dove si può contare su un welfare anche familiare, no?). E punta il dito verso l’elefante nella cristalleria dell’industria culturale: val la pena sopravvivere a queste condizioni?È lo stesso protagonista a offrire non tanto una risposta quanto un punto di vista imprescindibile: “Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna”. È probabile che in alcuni passaggi Donzelli sfiori il pietismo ma si intestardisce a rincorrere comunque un’ipotesi di speranza nonostante le applicazioni che umiliano i bisognosi, la generazione dei padri che non conosce il lessico della comprensione e usa solo gli strumenti del passato, le case editrici che prima chiedono l’ingaggio dell’io e poi si lamentano del troppo ombelico riversato nelle pagine dei libri non venduti.
Bastien Bouillon è gigantesco: un corpo evidentemente inadatto alle mansioni che offre (“Hai la faccia da medico” gli dice una cliente) ma che si offre alle richieste del sistema, un uomo che sembra quasi sottoporsi a una sorta di espiazione di qualcosa che può conoscere solo riappropriandosi di sé e della sua funzione. Di scrittore, sì. Di ingranaggio che permette al mondo di funzionare meglio. E di genitore, come si vede nella lancinante telefonata finale con il figlio". (Lorenzo Ciofani)