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I Tulipani dell'Iran. Cinema Resistente Iraniano

I tulipani dell'Iran. Illustrazione di Termeh Yaghoubi
I tulipani dell'Iran. Illustrazione di Termeh Yaghoubi

Il Centro Pecci in collaborazione con l’Associazione Donne Libere Iraniane, con l’Associazione Movimento Donna Vita Libertà Firenze e con l’Associazione Mabuse Cineclub propone un ciclo di incontri, dibattiti, aggiornamenti e di film sulla drammatica realtà in Iran tra rivolte, manifestazioni, proteste e la brutale e prolungata repressione governativa fatta di omicidi, carceri, torture e condanne a morte.

Sette appuntamenti, tutti i giovedì alle ore 20:00, dal 19 febbraio al 2 aprile per ripercorrere (almeno in parte) la storia dell’Iran dalla rivoluzione del 1979 fino ad oggi.

Le serate saranno aperte da un momento conviviale con il tè chai nel Cargo Bistrot del Centro Pecci. A seguire (h 20:30), in sala cinema, talk con informazioni, aggiornamenti e tanti ospiti (anche in collegamento) che precedono la proiezione (h 21:00)  di sette film - vincitori di premi a Cannes, Locarno, Venezia, Berlino - che costituiscono la storia recente e militante del cinema iraniano, proposti in lingua persiana con sottotitoli in italiano.

Giovedì 19 febbraio

  • h 20:30 - Talk con Nasrin Sotoudeh (in collegamento da Teheran), attivista e avvocata iraniana, ha ricevuto insieme al regista Jafar Panahi il Premio Sakharov e, in sala, Ahmad Rafat, decano dei giornalisti iraniani, autore di libri e documentari, insignito del Premio Ilaria Alpi e del Premio Giuntella per la sua attività di inchiesta.
  • h 21:00 - Proiezione del film Un semplice incidente di Jafar Panahi (2025 - 101’ - v.o.s.) - Palma d’Oro al Festival di Cannes 2025

Giovedì 26 febbraio

  • h 20:30 - Talk con Sorour Kasmai (in collegamento da Parigi), scrittrice, traduttrice oltre che direttrice della collana “Orizzonti persiani” per la casa editrice francese Actes Sud e, in sala, Somayeh Haghnegahdar, regista e montatrice iraniana. A seguire performance della poetessa e danzatrice Sylvia Zanotto.
  • h 21:00 - Proiezione del film Il mio giardino persiano di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha (2024 - 97'- v.o.s.)

Giovedì 5 marzo

  • h 20:30 - Talk con Zoia Hadavandi, presente in sala, medica e attivista dell'Associazione Movimento Donna Vita Libertà di Firenze e con Mahshid Zamani, critica cinematografica (in collegamento dalla California)
  • h 21:00 - Proiezione del film Un Eroe di Asghar Farhadi (2021 - 127' - v.o.s.) - Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2021

Giovedì 12 marzo

  • h 20:30 - Talk con Rezvan Moghaddam, docente e ricercatrice e Mahshid Zamani, critica cinematografica (entrambe in collegamento dagli Stati Uniti)
  • h 21:00 - Proiezione del film La testimone di Nader Saeivar (2024 - 100' - v.o.s.) - Premio degli Spettatori nella sezione Orizzonti Extra al Festival di Venezia 2024

Giovedì 19 marzo

  • h 20:30 - Talk con la partecipazione in sala di Ali Asgari, regista del film “Divine Comedy” e Sanaz Partow, architetta e attivista dell'Associazione Movimento Donna Vita Libertà di Firenze.
  • h 21:00 - Proiezione del film Divine Comedy di Ali Asgari (2025 - 98' - v.o.s.). A seguire dialogo aperto con il regista Ali Asgari

Giovedì 26 marzo

  • h 20:30 - Talk con Shiva Mahboubi, in collegamento da Londra, dove vive in esilio, prigioniera politica ed oggi portavoce del Comitato per la Liberazione dei Prigionieri Politici Iraniani e Mahshid Zamani, critica cinematografica (in collegamento dalla California). A seguire performance della poetessa e danzatrice Sylvia Zanotto.
  • h 21:00 - Proiezione del film Il male non esiste di Mohammad Rasoulof (2020 - 150' - v.o.s.) - Orso d'Oro al Festival di Berlino 2020

Giovedì 2 aprile

  • h 20:30 - Talk con Zahra Tofigh, giurista e co-fondatrice dell'Associazione Donne Libere Iraniane e Somayeh Haghnegahdar, regista e montatrice iraniana (in collegamento).
  • h 21:00 - Proiezione del film Buonanotte a Teheran di Ali Ahmadzadeh (2023 - 99'- v.o.s.) - Pardo d'Oro al Festival di Locarno 2023

La caduta di un regime non può che passare anche attraverso la totale decostruzione dei simboli che lo rappresentano e che esso ha utilizzato per la propria narrazione, finendo per distorcerne il significato più profondo. Tra questi, senza dubbio, un ruolo centrale è rappresentato dal fiore di tulipano che la Repubblica Islamica scelse di adottare, nella versione calligrafica derivante dall’accostamento del nome di Allah, quale emblema centrale della bandiera nazionale.

Il tulipano rosso diviene così simbolo di una professione di fede ed emblema di filiazione, da parte di un intero popolo, a una religiosità che finirà per permeare ogni aspetto della vita sociale. Alla tradizione del tulipano come simbolo dell’amore che trova compimento nel sacrificio estremo si sovrappone così quella, immutabile, nei confronti di un regime che comprime libertà e diritti.

Il tulipano rosso, che nella tradizione letteraria persiana nasce dal sangue degli sfortunati amanti Shirin e Fahrad, così come riportato nel XII secolo da uno dei padri della letteratura persiana, Nizami Ganjavi, diventa oggi potente simbolo dell’estremo sacrificio dei giovani iraniani che offrono le proprie vite nel tentativo di conquistare libertà e diritti. Il loro è un gesto estremo di amore condiviso che ha come obiettivo la costruzione di un nuovo futuro: un futuro fatto di libertà e dal quale prevaricazione ed esclusione sono bandite.

Sono questi i temi ai quali si richiama l’opera di Termeh Yaghoubi, scelta per rappresentare l’intera rassegna. Al centro dell’opera sono tre figure femminili, i cui capelli, acconciati come petali di tulipano e non più costretti e celati dall’hijab, sono ora liberi di ricomporsi e formarne il fiore, in un gesto di comunione e condivisione.

L’immagine femminile rappresenta inoltre un potente rimando alla ribellione, esemplificata dalla mela che richiama il primo atto di disobbedienza compiuto da Eva. Allo stesso tempo, attraverso la parziale nudità della figura centrale, l’artista evoca la rottura di ogni convenzione sociale e il rifiuto di ogni forma di restrizione dettata da norme disumane. L’uccello posto al centro della triade rimanda invece al cambiamento di prospettiva e all’abbandono delle vecchie abitudini ed è, allo stesso tempo, paradigma di una nuova visione che pone al centro l’umanità e si richiama alla tradizione mistica del Simurgh.

La rassegna cinematografica che il Centro Pecci ha voluto dedicare alla questione iraniana, oggi più che mai al centro della scena mondiale, consente così di dare voce a tutti coloro che in Iran stanno, in questo momento, lottando affinché la crudele repressione non possa essere condotta nell’ombra. La paura e l’angoscia quotidiane, il non futuro al quale il regime spinge i giovani iraniani, vanno contrastati.

La disumanizzazione alla quale il regime condanna da 47 anni il popolo iraniano non può più essere accettata: una disumanizzazione alla quale, invece, i protagonisti del film di Panahi (Un semplice incidente), che apre la rassegna, scelgono di non abbandonarsi e che, così facendo, sottolineano in maniera potente la differenza con chi rappresenta la barbarie del regime.

Una barbarie che si traduce, per esempio nelle carceri, in una crudele tortura che si protrae fino all’ottenimento di false ammissioni; una tortura bianca fatta di mesi di isolamento, in cui la totale privazione di interazioni umane e del sonno ne rappresentano il fulcro.

Una barbarie che è censura diffusa e in cui ogni forma di dissenso o di denuncia conduce alla detenzione e, in molti casi, alla pena capitale. In tal senso non stupiscono i tanti film di denuncia che, per aggirarla, sono costretti a essere girati di nascosto e di cui Divine Comedy e Buonanotte a Teheran sono gli esempi più recenti.

Un regime che condanna e imprigiona una donna solamente perché balla o canta in pubblico, o che non le consente, qualora vedova, di esercitare sui figli minori una piena responsabilità, poiché questa spetta di diritto al nonno o agli zii.

Un regime che solo nel corso del 2025 ha eseguito ben 2045 condanne a morte e che, dall’inizio dell’anno, ha ucciso 40.000 manifestanti e ne ha feriti oltre 300.000, o che irrompe negli ospedali per prelevare i feriti, tanto da spingerli a rinunciare alle medicazioni per paura dell’arresto.

A tutto questo il regime ha costretto il Paese.
A tutto questo il Paese ha scelto di ribellarsi.

Ringraziamo quindi il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci per aver voluto aprire, con questa rassegna, una finestra sull’Iran e per averci consentito di collaborare fattivamente alla realizzazione delle serate.

Testo a cura di Associazione Donne Libere Iraniane