Silent Friend mette in relazione l’uomo, la vita e la scienza in un piccolo grande miracolo cinematografico.
2020. Un neuroscienziato proveniente da Hong Kong giunge come visiting professor in un'università della Germania. La sua specializzazione consiste nello studiare la mente dei neonati. Qui inizia un esperimento sul grande albero mentre il Covid si diffonde.
1972. Due giovani studenti iniziano una relazione che vede al centro la cura e lo studio delle reazioni di un geranio a quanto gli accade intorno.
1908. Sempre nello stesso ateneo assistiamo alla non facile ammissione alla facoltà di Botanica della prima ragazza. La stessa trova un impiego come assistente presso un fotografo e scopre tutte le potenzialità del mestiere.
Premio Marcello Mastroianni a Luna Wedler alla Mostra del Cinema di Venezia 2025
"Una sfida vinta: Enyedi affronta con originalità l'impresa di relazionare esseri umani con il mondo vegetale.Non si presentava come semplice l'impresa di relazionare esseri umani con il mondo vegetale ma la regista ungherese c'è riuscita affrontando anche i mutamenti nella relazione maschio femmina nel corso del tempo. Così come le piante si distinguono per sesso e reagiscono agli stimoli esterni così fanno anche gli esseri umani. Con qualche complicazione in più dovuta alle regole che la società ha finito con il darsi.". (Giancarlo Zappoli)
"Silent Friend mette in relazione l’uomo, la vita e la scienza in un piccolo grande miracolo cinematografico. La regista ungherese stavolta è riuscita ad arrivare straordinariamente all’essenza della sua forma. Enyedi raccoglie inevitabilmente l’eredità di tanto cinema d’autore del ‘900 – il tempo e la natura scolpiti da Tarkovskij, ancora il tempo e le sue alienazioni sentimentali in Wong Kar-wai (con Tony Leung, illuminante presenza-segno) – portandolo a una formulazione sorprendente, inedita e personale, aperta alle possibilità di un nuovo futuro visivo e umanista, con le piante che a fine film vengono citate e ringraziate come fossero personaggi, agenti attivi di un magnifico film sensitivo che riesce miracolosamente a filmare l’energia degli esseri viventi. L’epilogo finale del ginkgo biloba ingiallito dall’autunno, imperioso davanti all’immagine e al “suo” tempo, sulle note di Blixa Bargeld che recita, di nuovo, Goethe, è il monolito che Ildikó Enyedi erge al mistero della vita e del cinema". (Carlo Valeri)
