Curata da Atto Belloli Ardessi con Ginevra Bria e realizzata in collaborazione con l'Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, la mostra presentava una panoramica delle ricerche artistiche e architettoniche brasiliane degli ultimi decenni attraverso il lavoro di ventisette artisti.
Informazioni sulla mostra
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Recuperando la tradizione di mostre collettive dedicate dal Pecci a singoli contesti nazionali – da Artisti russi contemporanei (1990) a 9 artisti olandesi contemporanei (1991), da Senritsumirai (2001) a Opera Austria (2006) – After Utopia. A View on Brazilian Contemporary Art si concentrava sulla vivace scena creativa brasiliana. Tutti i ventisette artisti coinvolti – ad eccezione di Hélio Oiticica (Rio de Janeiro, 1937-1980) e Mary Vieira (San Paolo, 1927 - Basilea, 2001) – erano viventi; la maggior parte di loro, inoltre, apparteneva alla generazione nata negli anni Settanta.
Il titolo della mostra, After Utopia, prendeva spunto dal fallimento dell'ultimo progetto di Oscar Niemeyer (Rio de Janeyro, 1907-2012), architetto incluso nella mostra e simbolo vivente dello slancio utopico brasiliano, slancio che negli anni cinquanta aveva portato al progetto della nuova capitale Brasilia. Come chiariva in catalogo il direttore Bazzini, la mostra rispondeva anche a una precisa circostanza geopolitica: «Sembra proprio che negli anni di Lula "la Stella del sud" abbia preso il volo e che sia destinata ad avere anche un ruolo di guida regionale bilanciando a poco a poco l'effetto calamita e l'egemonia politica degli Stati Uniti». Se nella Prato e nell'Italia del 2009, nel pieno del quarto governo Berlusconi, si guardava con interesse alla scena brasiliana, era insomma anche per l'efficace azione di governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (Garanhuns, 1945).
Partendo da questi presupposti, la mostra affiancava lavori che rielaboravano l'eredità dell'utopia modernista, scuotendola dalle fondamenta. Come scriveva in catalogo il curatore Belloli Ardessi, «In After Utopia ciascun artista sceglie punti di riferimento atemporali per tracciare strategie di localizzazione del sé e dell'Altro. Ridiscutendo quindi le declinazioni moderniste, gli artisti replicano, nelle più articolate differenze delle loro pratiche individuali, il processo di localizzazione di territori paralleli secondo i dettami di un'utopia che oggi può generare un distacco critico più maturo, perché sottratto alle contraddizioni ormai impalpabili del movimento. In questa mostra, il ruolo dell'utopia, sia in forma di anamorfosi concettuale del presente che in forma di presente accondisceso e accelerato, è quello di fallire».
La mostra occupava tutte le dieci sale espositive principali del piano nobile, invadendo anche la sala d'ingresso dove era installato l'intervento a parete, realizzato con nastro adesivo giallo e nero, Circuito Curto di Marcos Chaves (Rio de Janeiro, 1961).
Nella prima sala erano affiancati un celebre lavoro storico di Antonio Dias (Campina Grande, 1944 - Rio de Janeiro, 2018), la bandiera rossa piegata di O País Inventando (1976), e l'installazione Lugar para uma Pedra Mole (1991) di Waltercio Caldas (Rio de Janeiro, 1946), una serie di "zero" intervallati da punti, intagliati ognuno in un diverso legno amazzonico. Nella seconda sala tornavano lavori di Dias e Caldas, cui erano affiancati l'intervento architettonico AK 47 (2009) di André Komatsu (San Paolo, 1978) e il meccanismo per disegni a parete automatizzati Equivalences (2003) di Cadu (San Paolo, 1977).
Protagonista della terza sala era la grande installazione O Telhado (1998) di Marepe (San Antonio de Jesus, 1970): un grande tetto in coppi e legno costruito al centro dello spazio espositivo, simbolo e allo stesso tempo allegoria dei bisogni e dello scenario urbano di Bahia. Attorno al tetto, il video Cúmplice Secreto (2009) di Thiago Roga Pitta (Tiradentes, 1980), l'intervento a pavimento in polvere di mattone Canto Parquet (2008), dalla serie Passagem Secreta, di Brigida Baltar (Rio de Janeiro, 1959) e un'opera di Cildo Meireles (Rio de Janeiro, 1948).
La quarta sala ospitava la grande installazione in metallo refrigerato Nao hà lugar para o tempo (2009) di Laura Vinci (San Paolo, 1962), due grandi stampe dalle serie Pictures of air (2001) e Piranesi Series (2002) di Vik Muniz (San Paolo, 1961) e un'altra costruzione di Komatsu. Protagonista della quinta sala era la grande installazione Nas Quebradas (1979) di Helio Oiticica (Rio de Janeiro, 1937-1980), ispirata alle impervie salite in pietrisco delle favelas di Rio. Nella sala erano esposti anche altri due lavori di Brigida Baltar e i ganci a parete, capaci di raccordare due lati della sala, dell'installazione Untitled (2008) di Leandro Da Costa (San Paolo, 1973). L'insieme dei tre lavori offriva una prospettiva intergenerazionale sull'immaginario architettonico brasiliano.
Nella sesta sala era esposto il Trauma Cube (1992) di Muniz, entrato nella collezione del Pecci in occasione della rassegna Small Medium Large. Lifesize, circondato dal grande dipinto Ealumeoila (2009) di Daniel Senise (Rio de Janeiro, 1955) con la sua complessa prospettiva di intarsi marmorei, e da due lavori di Cadu e di Rocha Pitta. Al centro della settima sala era stata costruita la complessa architettura organica in legno e tulle Eu e Minhas Partes (2008) di Ernesto Neto (Rio de Janeiro, 1964). Alle pareti, il video Dreamsequence (2002) di Janaina Tschäpe (Monaco di Baviera, 1973) con un pallone che si gonfia su un letto sino ad esplodere, una fotografia di Fernando A (San Paolo, 1976) e due video di Rivane Neuenshwander (Belo Horizonte, 1967) con protagoniste delle formiche.
Le pareti dell'ottava sala erano occupate in gran parte dalle fotografie della serie Buracos di Marcos Chaves, poi entrate nella collezione del Centro, così come la grande installazione Espaço Entre (2008) di Marcelo Cidade che dominava il centro della sala. Completavano l'ambiente fotografie di Eduardo Srur (San Paolo, 1974) e di Guto Lacaz (San Paolo, 1948). Nella nona sala, penultima della mostra, era proiettato il video 0434 (2006) di Marcellvs L. (Belo Horizonte, 1980), dedicato a due imbarcazioni ormeggiate, riprese nel pieno di una tempesta. Attorno, altre fotografie di Fernando A e l'Estadio (2001) in miniatura di Eduardo Coimbra (Rio de Janeiro, 1955).
L'ultima sala, infine, era dedicata a una selezione di possibili riferimenti alla base dell'utopia brasiliana. Qui erano presentati i disegni di Niemeyer per il progetto rifiutato di una nuova Praça de Soberania (piazza della Sovranità) (2007) da costruire a Brasilia, alcune sculture in alluminio degli anni Sessanta e opere grafiche degli anni Cinquanta di Mary Vieira e, come prospettiva conclusiva sulla mostra e sul Brasile, l'installazione Coluna com retrovisor (1997) di Ana Maria Tavares (Belo Horizonte, 1958), composta da specchi stradali montati su pali in acciaio.
A seguito della mostra, accompagnata da un imponente catalogo bilingue, entrò in collezione, oltre alle opere di Chaves e Cidade, anche la fotografia Probability (2003) di Muniz, non inclusa nel percorso espositivo.
Testo di: Giorgio Di Domenico










