Formatosi tra Atene, Roma e Parigi, Costas Tsoclis (Atene, 1930) è tra i più noti artisti greci del secondo Novecento. La personale al Centro Pecci, posta sotto l'Alto Patrocinio del Ministero Ellenico della Cultura e supportata dalla Costopoulos Foundation, era la presentazione antologica del suo lavoro in Italia.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
La mostra, aperta al pubblico per poco più di un mese, fu organizzata piuttosto velocemente, a partire dagli ultimi mesi del 1999, con il forte sostegno di istituzioni greche, a seguito di una prima proposta elaborata dal curatore Giuliano Serafini nell'estate del 1998. Come segnalava Riccomini su «La Nazione», la mostra «costituisce anche una piacevole sorpresa visto che non rientrava nel programma del 2000».
La mostra occupava le dieci sale espositive principali del Centro e, nonostante la natura antologica, non seguiva un'impostazione strettamente cronologica. Nella prima sala, infatti, erano allestiti la grande installazione in legno e ferro Deposizione dalla Croce (1994), l'acrilico su tela Pioggia (1999) e le dodici grandi tavole-ritratto, realizzate a grafite su latta, di Residui di ispirazioni (1995). La seconda sala era dedicata ai grandi disegni, spesso arricchiti da elementi tridimensionali e installativi, della seconda metà degli anni Settanta: 110 passeggeri (1974), Muro bianco (1975), Mezzogiorno (1975), Tessuto rosso (1976) e Legni (1978). La terza sala era interamente occupata da due grandi installazioni del 1977: Bianco grigio nero con tessuti e pigmenti in polvere e Senza titolo. Nella sala successiva erano presentate le "costruzioni" dei primissimi anni Settanta, realizzate assemblando oggetti reali in riconoscibili strutture di legno: Due badili (1971/1991), Un secchio pieno di giorno e uno pieno di notte (1971/1991), Mangiatoia (1971/1991), Colonne (1971), Casse da imballaggio (1971) e Mattonelle (1971). La quinta sala, al centro del percorso, era interamente occupata dalla grande installazione Cento rubinetti che stillano in cento secchi (1983), poi entrata nella collezione del Centro. Anche la sala successiva ospitava una sola opera: l'installazione San Giorgio (1990-1994), composta da una tela col Santo di oltre due metri di altezza e da una scultura snodabile del drago lunga venti metri. La settima sala era dedicata ai dipinti degli anni Ottanta, tutti arricchiti da elementi tridimensionali: Barca (1982), Albero (1983), Pesce fiocinato (1985) con anche una videoproiezione, due versioni di Pietre e mare (1987) e Il mare e la sua cornice (1989). L'ottava sala era occupata dall'installazione ambientale Prima e dopo (1999), composta da una grande fotografia di dieci metri per quattro, un dipinto, delle rovine e del colore rosso. Le ultime due sale, infine, ospitavano la video-installazione Artemis (1997), arricchita da dipinti e pietre.
L'artista non era nuovo al contesto toscano. Alla Biennale del 1986, dove era stato attaccato per la sua videoinstallazione Pesce fiocinato, Tsoclis aveva infatti conosciuto Giuliano Gori che l'aveva subito invitato a realizzare una mostra presso la Fattoria di Celle. Qui, nel 1991, l'artista aveva realizzato anche un'installazione permanente: le due grandi uova coperte di terra levigata di Genesi. A Gori, dunque, si doveva la familiarità di Tsoclis col contesto toscano: non a caso, i Residui di ispirazione presentati nella mostra includevano anche un ritratto del collezionista.
Testo di: Giorgio Di Domenico



