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Michael Lin. The Colour is Bright, the Beauty is Generous

  • Direzione museale: Marco Bazzini

  • A cura di: Marco Bazzini, Felix Schöber

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Sitografia

Rassegna stampa

Loredana Ficicchia, Nel salotto di Michael Lin cuscini, fiori giganti e tanta birra, «Corriere Fiorentino», 14 ottobre 2010, p. 13

Mara Amorevoli, Michael Lin a Prato. I colori dell'altra Cina, «la Repubblica - Firenze», 14 ottobre 2010, p. 13

Lorenda Mascheroni, Michael Lin a Prato, «Domus Web», 30 ottobre 2010 (online)

Federica Ghezzi, Lin, geometrie del quotidiano, «Inside Art», novembre 2010, pp. 76-77

Arthur Ou, Michael Lin, «Artforum», 18 gennaio 2011 (online)

Valentina Dalla Costa, Michael Lin. The color is bright the beauty is generous, «Casa», gennaio 2011, pp. 134-135

Matilde Puleo, Michael Lin, «EspoArte», gennaio 2011, p. 81

Matteo Innocenti, Michael Lin, «Exibart.Onpaper», gennaio 2011, p. 48

Fabio Migliorati, Lin e i fiori, un'ossessione creativa, «Il Nuovo Corriere Aretino”, 7 febbraio 2011, p. 3

Eugenia Bertelè, Michael Lin. L'arte di saper donare al pubblico uno spazio per il discorso e l'interazione umana, «Arte e Critica», febbraio 2011, pp. 66-69

Michael Lin al Museo Pecci, «Interni», febbraio 2011, p. 80

Risorse correlate

Mara Amorevoli, Michael Lin a Prato. I colori dell'altra Cina, «la Repubblica - Firenze», 14 ottobre 2010, p. 13

Loredana Ficicchia, Nel salotto di Michael Lin cuscini, fiori giganti e tanta birra, «Corriere Fiorentino», 14 ottobre 2010, p. 13

Michael Lin. The Colour is Bright, the Beauty is Generous, invito, 16 ottobre 2010

fronte
interno 1
interno 2
retro

Michael Lin. The Colour is Bright, the Beauty is Generous, booklet della mostra, 2010, 30 pp.

copertina
pp. 1-2
pp. 29-30
quarta di copertina

Michael Lin. The Colour is Bright, the Beauty is Generous, scheda didattica, 2010

pagina 1
pagina 2
pagina 3
pagina 4

Michael Lin, bibliografia, 2010

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La mostra, curata dal direttore Bazzini insieme a Felix Schöber (1969-2017), era la prima personale in un'istituzione italiana dell'artista taiwanese Michael Lin (Tokyo, 1964), protagonista dell'estetica relazionale sin dalla fine degli anni Novanta.

Informazioni sulla mostra

Nato in Giappone da una famiglia taiwanese, cresciuto a Taipei, nel 1973 Lin si era trasferito con la famiglia a Los Angeles, dove aveva frequentato l'Otis Art Institute e l'Art Center College of Art. Nel 1993 aveva fatto ritorno a Taipei e si era inserito nella locale scena artistica. L'anno successivo aveva tenuto la sua prima mostra personale, in cui aveva presentato pannelli d'acciaio monocromi dipinti con vernice spray da carrozzeria. Nel 1996, con la mostra Interior, aveva trasportato il suo ambiente domestico all'interno della galleria IT Park: il pubblico era invitato a entrare e rilassarsi, calpestando dei tappeti floreali. Negli anni successivi i tappeti e la pittura a pavimento, ispirati ai tessuti taiwanesi degli anni Cinquanta, diventarono l'elemento più riconoscibile della sua pratica: non a caso, furono inclusi anche nella mostra al Pecci. Nel 2000 Lin partecipò alla Biennale di Taipei con uno dei suoi ambienti sociali: fu l'inizio di una carriera internazionale che proseguì con personali al Palais de Tokyo a Parigi (2002), al PS1 a New York (2004), alla Kunsthalle di Vienna (2005), alla Shangai Gallery of Art (2008) alla Vancouver Art Gallery (2010), oltre che con la partecipazione alle biennali di Venezia (2001), Istanbul (2001), Gwangju (2002) e Lione (2005, 2009). Nel 2010, quindi, fu la volta della personale al Pecci.

La mostra raccoglieva nelle dieci sale espositive del Gamberini quarantuno opere relative a ventiquattro progetti realizzati dall'artista negli ultimi quindici anni. All'allestimento della mostra aveva collaborato lo studio di architettura Atelier Bow Bow che quell'anno rappresentava il Giappone alla Biennale di Venezia.

L'ingresso della mostra, come nella tradizione cinese, era protetto da uno schermo-paravento. Nella prima sala era ricostruita la mostra Interior del 1996: tre tappeti di casa sua, un lettore CD, una selezione di CD e la grande frase di benvenuto scritta sul muro "PLEASE REMOVE YOUR SHOES BEFORE STEPPING ON TO THE CARPET, FEEL FREE TO CHOOSE FROM THE SELECTION OF MUSIC" (per favore togliti le scarpe prima di salire sul tappeto, sentiti libero di scegliere dalla selezione musicale). A parete, inoltre, erano presentati alcuni dei suoi dipinti quadrati ispirati ai tradizionali cuscini taiwanesi.

Nella sala successiva era riproposto uno dei suoi primi progetti di estetica relazionale: Imported (1998). L'installazione era costituita da tre grandi tavoli rotondi, degli sgabelli, seicento bottiglie di birra taiwanese e duecento pacchetti di sigarette Long Life, distribuite ai visitatori nel corso dell'inaugurazione della mostra. Entrambe erano state monopoli di stato durante il governo giapponese di Taiwan. La terza sala ospitava l'installazione Complementary (1998): una piattaforma di tatami, arricchita da nove cuscini, su cui i visitatori della mostra erano invitati a sostare e riposare. A parete, inoltre, erano presentati i dipinti della serie Tangram, ricavati da un murale realizzato dall'artista al Palais de Tokyo nel 2006.

La quarta sala ospitava il grande Wall Painting plus Tremlett (2010), un intervento murale realizzato con un tessuto decorativo solitamente usato nei matrimoni, messo in dialogo con il wall drawing di David Tremlett (Dartford, 1945) già presente nella sala. La quinta sala era dedicata a due importanti collaborazioni con aziende italiane: i divani realizzati nel 2003 con l'azienda di arredamento friulana Moroso messi in dialogo con un tappeto in stile afgano arricchito da immagini di carri armati e armi e i dipinti della serie Untitled (2007), realizzata su commissione di Illy Caffè come decorazione per l'edizione speciale di un barattolo. Nella sala, inoltre, erano presenti alcuni lavori della serie Island Life, incentrata sulla complessità della situazione geopolitica taiwanese.

La sesta sala ospitava Book Metropolis, uno degli interventi più significativi di Atelier Bow-Wow: una grande libreria composta da ventitré scaffali che ospitavano un migliaio di volumi provenienti dalla biblioteca dell'artista, lasciati a disposizione del pubblico. La settima sala ospitava il video What a Difference a Day Made (2008), in cui l'artista interagisce con una serie di oggetti quotidiani acquistati in blocco da un negozio di Shangai. L'ottava sala, una sorta di quadreria interamente ricoperta di carta da parati floreale, ospitava tele della serie 000 e fotografie della serie 520.

La nona sala ospitava un'installazione a pavimento: il grande Floor Painting (from Honolulu for Pecci), poi donato al Centro al termine della mostra. Il motivo floreale del pavimento era stato disegnato per la prima volta nel 2005, quando all'artista era stato chiesto di decorare un campo da gioco alle Hawaii. L'ultima sala, infine, ospitava l'installazione Room (2009), un insieme di porte scorrevoli di ispirazione giapponese con cui il visitatore era invitato a interagire.

Il titolo della mostra, The colour is bright the beauty is generous, ovvero "il colore è brillante, la bellezza è generosa", era stato prelevato dalla confezione di una lucetta notturna che l'artista aveva acquistato dal suo elettricista di fiducia a Shangai. La mostra ricevette un'ampia copertura mediatica e venne anche recensita dall'artista e educatore taiwanese Arthur Ou (Taipei, 1974) su «Artforum».

Testo di: Giorgio Di Domenico