La mostra, allestita nello Spazio CID, presentava una selezione di fotografie del giornalista, scrittore e fotografo toscano Piergiorgio Branzi (Signa, 1928 - Campagnano di Roma, 2022).
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Nato a Signa, fratello dell'architetto e designer Andrea (Firenze, 1938 - Milano, 2023), Branzi si era avvicinato alla fotografia appena ventiquattrenne, dopo aver visitato la mostra di reportage di Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 - Céreste, 2004) allestita nel 1952 a Palazzo Strozzi da Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 1910 - Firenze, 1987). Subito accolto nei circoli della nuova fotografia italiana del Dopoguerra, nel 1953 era partito con la sua moto Guzzi per realizzare un reportage fotografico dal Meridione d'Italia. Dopo aver collaborato con «Il Mondo» di Paolo Pannunzio, nel 1960 era stato ingaggiato dalla Rai per documentare con la cinepresa le Olimpiadi di Roma. Rimasto in Rai fino alla pensione, prima come corrispondente da Mosca e Parigi, poi come direttore della sede di Firenze, Branzi sospese l'attività di fotografo, ripresa soltanto a metà degli anni Novanta su invito di Italo Zannier (Spilimbergo, 1932). Trasferitosi nella campagna romana, recuperate le sue foto degli esordi e dedicatosi alla fotografia naturalistica, conobbe una nuova popolarità come maestro riconosciuto della fotografia italiana.
La mostra al Centro Pecci, curata da Alessandra Mauro (Roma, 1959), documentava tutte le stagioni della ricerca di Branzi: gli inizi nell'Italia degli anni Cinquanta, il periodo a Mosca negli anni Sessanta, il ritorno alla fotografia della maturità.
Il 22 febbraio 2012, nella sala 0 del Centro Pecci, venne celebrata la donazione da parte di Branzi di dodici sue fotografie, entrate così nella collezione del Centro.
Testo di: Giorgio Di Domenico
