Scheda dell'opera
Nato a Signa, Piergiorgio Branzi (Signa, 1928 - Campagnano di Roma, 2022) si era avvicinato alla fotografia appena ventiquattrenne, dopo aver visitato la mostra di reportage di Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 - Céreste, 2004) allestita nel 1952 a Palazzo Strozzi da Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 1910 - Firenze, 1987). Subito accolto nei circoli della nuova fotografia italiana del Dopoguerra, nel 1953 era partito con la sua moto Guzzi per realizzare un reportage fotografico dal Meridione d'Italia. Dopo aver collaborato con «Il Mondo» di Paolo Pannunzio, nel 1960 era stato ingaggiato dalla Rai per documentare con la cinepresa le Olimpiadi di Roma. Rimasto in Rai fino alla pensione, prima come corrispondente da Mosca e Parigi, poi come direttore della sede di Firenze, Branzi sospese l'attività di fotografo, ripresa soltanto a metà degli anni Novanta su invito di Italo Zannier (Spilimbergo, 1932). Trasferitosi nella campagna romana, recuperate le sue foto degli esordi e dedicatosi alla fotografia naturalistica, conobbe una nuova popolarità come maestro riconosciuto della fotografia italiana. Aperto al digitale e alla fotografia a colori, si dedicò con rinnovata energia anche alla stampa delle foto degli esordi.
Tra l’ottobre 2009 e il gennaio 2010 lo Spazio CID del Centro Pecci accolse un’importante personale di Branzi. Curata da Alessandra Mauro (Roma, 1959), la mostra documentava tutte le stagioni della sua ricerca: gli inizi nell'Italia degli anni Cinquanta, il periodo a Mosca negli anni Sessanta, il ritorno alla fotografia della maturità. Nel febbraio 2012, Branzi donò al Centro Pecci dodici sue fotografie, tra cui Rospo (2009), immagine della carcassa di un anfibio, relativa all'ultima fase di attività del fotografo.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Piergiorgio Branzi, Il giro dell’occhio, Contrasto, Roma 2015
