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Fotogramma 25

Artista: Luigi Veronesi

Anno: 1936

Tipologia: fotografia

Tecnica: stampa b/n

Dimensioni: 15x13 cm

Provenienza: donazione di Alessandro Alimonti

Riferimento: 0217

Scheda dell'opera

Attivo come pittore e fotografo sin dagli anni Venti, Luigi Veronesi (Milano, 1908-1998) è stato tra i protagonisti dell’astrazione geometrica internazionale. Nel 1934, già membro del gruppo francese Abstraction-Création, fu tra gli espositori della Prima Mostra Collettiva di Arte Astratta Italiana, due anni dopo venne invitato alla Triennale di Milano e sempre quell’anno si avvicinò al gruppo astrattista di Como. Intanto, proseguì le sperimentazioni in ambito fotografico, avviando la serie costruttiva dei fotogrammi, ovvero immagini luminose ottenute senza l’ausilio di una macchina fotografica, che porterà avanti per tutta la sua carriera, misurandosi parallelamente anche col cinema astratto. Coinvolto nelle attività del Movimento di liberazione nazionale, dopo la guerra aderì al Movimento Arte Concreta, fondò il gruppo fotografico La Bussola e fu attivo come grafico e pubblicitario. Docente di Cromatologia e Composizione all’Accademia di Belle Arti di Bera, tra anni Settanta e Ottanta fu protagonista di una vigorosa riscoperta delle sue opere degli esordi, collezionate, ristampate e messe ora in rapporto con le esperienze dell’astrattismo e del concretismo internazionali.

Nel 2000, due anni dopo la morte di Veronesi, la critica Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) decise di inserire alcuni suoi fotogrammi degli anni Trenta all’interno della collettiva Fotoalchimie, allestita al Centro Pecci. La scelta, sorprendente all’interno di una mostra dedicata soprattutto alle ricerche degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, confermava il valore di esempio e di apripista nel campo della sperimentazione fotografica delle ricerche di Veronesi. Non a caso, a prestare due dei fotogrammi, poi donati alla collezione del Centro, era un fotografo ben più giovane, anch’egli incluso nella rassegna: Alessandro Alimonti (Roma, 1952).

Fotogramma 25 (1936) appartiene a una delle prime stagioni di sperimentazione fotografica di Veronesi. L’immagine, fortemente influenzata dalle sue ricerche in campo grafico, ritrae una spirale metallica, probabilmente una piccola molla, appoggiata su un retino puntinato. Lo stesso oggetto, combinato con altri fondali ed effetti di luce più o meno accentuati, torna anche in altri fotogrammi dell’epoca.

Nel 1978, interrogato retrospettivamente su questa stagione, Veronesi offrì una definizione e una descrizione particolarmente efficaci di questa serie di lavori: «Il fotogramma non è una vera fotografia, pur essendo l'essenza stessa della fotografia, ma è solo la registrazione della forma di un oggetto, della sua capacita di trasmettere la luce, e delle ombre che genera quando è illuminato. Con una tecnica di base semplicissima: l'oggetto posato su una superficie fotosensibile e quindi illuminato, permette a questa superficie di registrare trasparenze, spessori, ombre, luci e riflessi in una gamma ricchissima di affascinanti variazioni, e possibilità espressive. L'immagine che si ottiene non è mai un “documento”, o la descrizione o la rappresentazione di un oggetto, ma la trasformazione dell'immagine di questo oggetto in un puro rapporto di luce ed ombra [...] Gli oggetti ritrovano nel fotogramma la loro espressione primordiale, noi possiamo vederli al di là della loro forma reale, in immagini che non ci appaiono e pure sono vere e che mutano istantaneamente al muoversi del minimo filo di luce».

Al di là del rigore e della ripetitività dell'indagine tecnica, vi è quindi nei fotogrammi un lato più misterioso e spettrale, messo ben in luce nel 1983 dallo storico dell'arte Paolo Fossati (Arezzo, 1938 - Torino, 1998): «C'è in Veronesi nel momento in cui aggredisce con la luce cose o oggetti, smaterializzandoli e invertendone, da dentro in luogo che da fuori, la lettura, una attenzione non già a far risaltare la bontà del metodo ma a cogliere il versante ambiguo, sepolto dell'oggetto. La fotografia astratta o costruttiva, in altri termini, non solo come "portavoce" di un modo di intendere il linguaggio come comunicazione e solidarietà tra fotografo e spettatore, ma come visione, e visione di qualcosa di immateriale, non visibile direttamente nelle qualità degli oggetti e delle forme»

Se riferimenti fondamentale per i fotogrammi erano ovviamente le ricerche pressoché coeve di Man Ray (Filadelfia, 1890 - Parigi, 1976) e di Aleksandr Rodčenko (San Pietroburgo, 1891 - Mosca, 1956), interrogato proprio nel 1936 sui suoi maestri Veronesi indicò tre protagonisti dell’astrazione internazionale: László Moholy-Nagy (Bácsborsód, 1895 - Chicago, 1946), El Lissitzky (Počinok, 1890 - Mosca, 1941) e Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 - Neuilly-sur-Seine, 1944). 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Luigi Veronesi, Fotogrammi e fotografie, Einaudi, Torino 1983, n. 8, p.n.n.