Scheda dell'opera
Specializzatisi in fotografia al Centro di Studi Cinematografici e Fotografici di Firenze, l'artista colombiana Silvia Mejía (Medellín, 1943) è stata a lungo basata in Veneto. Vicina agli ambienti del femminismo italiano e della poesia visiva, nel 1978 venne inclusa da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017) nella rassegna Materializzazione del linguaggio, da lei curata per la Biennale di quell’anno. Sempre nel 1978, Mejía pubblicò il libro d’artista autoprodotto Metafora con simbolo femminista (1978), costruito attorno a fotografie in bianco e nero del gesto della vagina, lanciato dalle riviste militanti francesi all'inizio degli anni Settanta e sdoganato dalle grandi manifestazioni femministe di fine decennio. Pochi anni dopo, il gesto tornò anche nel volume Poesia gestuale (1983), stampato dalle Grafiche Piesse di Montecosaro, con testi di Bentivoglio e del poeta Ángel Crespo (Ciudad Real, 1926 - Barcellona, 1995). Coinvolta nelle principali rassegne internazionali dedicate alla poesia visiva, fu più volte commissaria per il padiglione della Colombia alla Biennale di Venezia. Tra 1980 e 1983, inoltre, Mejía lavorò come fotografa ai due tomi illustrati del Diccionario de gestos. Espana e Hispanoamerica, curato dall’ispanista Giovanni Meo Zilio (Treviso, 1923-2006), per l’Instituto Caro y Cuervo di Bogotà. Meo Zilio, del resto, era fratello della pittrice Gisella Meo (Treviso, 1936), altra artista legata a Bentivoglio. Non a caso, nel 2000 Bentivoglio le incluse entrambe nella rassegna Fotoalchimie, da lei curata al Centro Pecci. In quell’occasione, la critica donò al Centro due opere di Mejía, entrambe incentrate sul gesto della vagina.
Parola, sostantivo femminile (1978) è composta da tre fotografie scontornate in bianco e nero del gesto della vagina, ordinate verticalmente su un cartoncino nero. Nella prima fotografia, le dita inquadrano la bocca di chi sta effettuando il gesto: il punto di vista è quello di chi si trovi davanti una femminista nel corso di una manifestazione di quegli anni. La seconda mantiene lo stesso punto di vista, inserendo però anche il naso nello spazio compreso tra le dita. La terza, infine, propone un significativo ribaltamento: il punto di vista, adesso, è quello di effettua il gesto e, tra le dita, inquadra il mondo che ha davanti. Il risultato, col suo rigoroso bianco e nero e l’attenzione alla gestualità della mani, ricorda da vicino le ricerche poco precedenti di Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 - Firenze, 1976), caricate però di un più esplicito significato politico e femminista. Attraverso la triplice riproposizione fotografica, resa assoluta dal bianco e nero e dall’assenza di sfondo, il gesto militante di strada assume valenza universale e riesce a penetrare gli spazi istituzionali della galleria e del museo. Il titolo dell’opera, inoltre, rivendica la possibilità di un’azione verbale costitutivamente femminile, mettendo in evidenza le strutture di genere implicate dal linguaggio quotidiano.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Silvia Mejía, Metafora con simbolo femminista, 1978
Silvia Mejía, Poesia gestuale, Grafiche Piesse, Montecosaro 1983
