La personale di Isabella Gherardi (Firenze, 1962), curata dal direttore Bruno Corà, si inseriva nella serie di piccole, brevi mostre personali allestite all'interno dello Spazio CID.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Formatasi come architetta e a lungo basata a Firenze, Isabella Gherardi era attiva come fotografa sin dagli anni Ottanta. Già nel 1987 il suo volume fotografico From Florence to Disneyland era stato pubblicato da La Casa Usher con un’introduzione di Pier Vittorio Tondelli (Correggio, 1955 - Reggio Emilia, 1991). Negli anni successivi aveva tenuto numerose mostre personali, tra cui Greenhouses (1990) allo Studio Casoli di Milano, Serre (1994) alla Galleria Dina Carola di Napoli, Hot Houses and Emotional Life of Trees alla galleria Tricia Collins Contemporary Art di New York, Isabella Gherardi (1996) allo Studio Bocchi di Roma, Bilder (1999) al Ludwig Forum di Aachen e Photography (2000) alla John Weber Gallery di New York.
Particolarmente legata al contesto toscano, nel 2001 era stata invitata dal direttore artistico Bruno Corà a tenere una mostra personale negli spazi del Pecci, sua prima presentazione istituzionale in Italia. La mostra era stata fortemente sostenuta dal tessuto imprenditoriale cittadino: l'Unione Industriale Pratese, Valdemaro Beccaglia, Bellandi Spa, Loriano Bertini, Claudio Gori ed Elena Pecci Cangioli, tra gli altri, avevano tutti contribuito alla sua realizzazione.
La memoria e l'oblio, questo il titolo della mostra, raccoglieva diciassette fotografie di medio e grande formato scattate in parchi e giardini: vi si riconoscevano siepi, serre e sculture. Sin dalla fine degli anni Ottanta, del resto, i parchi e i giardini erano stati tra i soggetti prediletti dall'artista. Come confermava la presentazione in catalogo di Corà, nello spazio espositivo erano state distribuite delle foglie di alloro: «Il lavoro che Isabella Gherardi offre nell'occasione odierna è pieno di umori mercuriali, talmente pervasi da quella invisibile motilità, che si ha la sensazione, attraversandolo, di farlo mentre uno strano vento ci accompagna. Un alito invisibile, ma presente, circola di immagine in immagine, tra il fogliame riprodotto dalla fotografia e tra quello vero sotto i nostri passi. Qualcosa che sembra opacizzare la statuaria, renderla fantasmatica, ma anche svelarla, farla riaffiorare da un tempo perduto, mai del tutto però». In mostra, inoltre, era riprodotta in loop l'aria della pazzia di Lucia dalla Lucia di Lammermoor (1835) di Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797-1848) nell'interpretazione di Maria Callas (New York, 1923 - Parigi, 1977).
Al termine della mostra, attraverso singole donazioni di collezionisti, tre fotografie di Gherardi entrarono nella collezione del Centro Pecci.
Testo di: Giorgio Di Domenico
