L'evento, curato dal direttore Bazzini, celebrava l'installazione nel giardino del Centro di due nuove opere scultoree di Roberto Barni (Pistoia, 1939) e Athos Ongaro (Eraclea, 1947).
Informazioni sulla mostra
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Di Barni, nato a Pistoia nel 1939 e affermatosi negli anni Ottanta all'interno del movimento della Pittura Colta, era presentata la scultura in bronzo Vacina (2000). L'opera, depositata al Centro Pecci nel 2000 durante la direzione di Bruno Corà e già inserita in varie presentazioni della collezione permanente (2000, 2002), è composta da un grande catino circolare sul cui profilo procedono in equilibrio sei figure maschili. La scultura era stata gettata in sette esemplari e presentata alla mostra personale Roberto Barni. Dove non mettere né mani, né piedi, allestita nel 2001 alla Galleria Alessandro Bagnai di Siena. Come aveva scritto il critico Alberto Boatto (Firenze, 1929 - Roma, 2017) nel catalogo della mostra, «Le sculture di Roberto Barni in bronzo e, meno numerose, in ceramica, presentano l'uomo compromesso, più che coinvolto, in un fascio di situazioni eccentriche e ordinarie, ed è la singolare qualità di simile mescolanza a determinare, accanto alla forza, l'originalità della sua creazione. Ma non abbiamo a che fare con situazioni realistiche: si tratta piuttosto di figurazioni stilizzate e compendiarie della condizione dell'uomo contemporaneo». L'artista era approdato alla scultura in bronzo alla fine degli anni Ottanta: nel 1987, per la Fattoria di Celle del collezionista Giuliano Gori (Prato, 1930- Firenze, 2024), aveva concepito la grande scultura Servi muti (1988), presentata in anteprima alla Biennale di Venezia del 1988 e che, nell'interazione tra una sagoma circolare e una serie di figure maschili, anticipava, in grande, la struttura e il tema iconografico di Vacina.
Di Ongaro, altro artista affermatosi all'interno delle correnti neofigurative degli anni Ottanta, tra l'Italia e gli Stati Uniti, era invece installata una monumentale Fontana (1983-1984) in marmo, realizzata per la sezione Arte allo specchio della Biennale di Venezia del 1984. La grande scultura in marmo, ispirata alla tradizione classica, è costituita da un'imponente vasca squadrata sul cui margine sono adagiate due figure misteriose: un uomo sdraiato che regge un vaso da cui sgorga l'acqua che riempie la vasca e un'altra figura rannicchiata. All'artista, nel 2011, il Centro Pecci dedicherà anche la mostra personale Athos Ongaro, sempre a cura del direttore Bazzini.
A differenza di molte delle installazioni che a partire dal 1988 hanno arricchito gli spazi esterni del Centro Pecci, le due opere non vennero effettivamente donate al Centro Pecci e, dunque, non entrarono nella collezione. Alla fine del marzo 2010 vennero disinstallate.
Testo di: Giorgio Di Domenico
