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Painter

Artista: Athos Ongaro

Anno: 2008

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela

Dimensioni: 200x230 cm

Provenienza: comodato della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato

Riferimento: 0991

Scheda dell'opera

Nato in Veneto, nei primi anni Settanta Athos Ongaro (Eraclea, 1947) si era stabilito in Versilia. Ben presto si era trasferito a Milano, dove era riuscito a entrare nel sistema artistico cittadino, ancora legato alle suggestioni dell'Arte povera, con mostre personali alla galleria La Bertesca (1970, 1973, 1975) e presso la galleria di Maddalena Carioni (1971). Interessato alla scultura, aveva fatto ritorno a Pietrasanta: nel 1976 aveva presentato la sua prima grande creazione in marmo, una fontana monumentale, presso la galleria L'Attico di Fabio Sargentini. Entrato in contatto con il gallerista emiliano Emilio Mazzoli, produsse alcune ambiziose opere in bronzo; distante dai membri della Transavanguardia, si allontanò dalla galleria. Nel 1982 si trasferì a New York per preparare una mostra presso la galleria della leggendaria Annina Noisei, inaugurata l'anno successivo. Nel 1984 è invitato alla Biennale di Venezia: realizza vari lavori in mosaico e una seconda, grande Fontana, finanziata da Gian Enzo Sperone. Vicino a Luciano Pistoi, negli anni successivi espose in varie rassegne organizzate al Castello di Volpaia. Seguirono mostre alla Galleria Carini di Firenze (1988, 1991), da Sperone a New York (1989) e Roma (1993), ancora da Annina Noisei (1995). Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila Ongaro si ritirò progressivamente dalla scena artistica, dedicandosi in solitaria alla pittura fino alla personale organizzata dal Pecci nel 2011. 

In occasione della mostra, la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato acquistò e concesse in comodato al Centro il grande dipinto Painter. Si tratta di uno dei dipinti realizzati da Ongaro nell'ultima fase della sua carriera. Sullo sfondo di una galassia, tema esplorato dall'artista sin dai primi anni duemila, un personaggio elegante e misterioso che torna in vari dipinti di quell'anno interpreta il ruolo del pittore: nella sinistra stringe una tavolozza, mentre con la destra sembra plasmare una nube cosmica. Nel catalogo della mostra Marco Senaldi offriva una possibile, generosa chiave di lettura per questi lavori: «E se invece, sotto l'etimologia che lega la "poesia" al fare ci fosse proprio l'idea indicibilmente grandiosa che l'artista sia come un dio, o meglio un demiurgo, che effettivamente non esprime qualcosa che ha "dentro", ma crea un universo a partire da quello che trova "fuori"? Anche in questo caso, però, generalmente si tende a ridurre questa visione della creazione artistica a una semplice metafora: come a difendersi da questa idea demiurgica dell'artista/poeta, come a dire che è pericolosamente narcisistica, rivelatrice di un senso di onnipotenza infantile anche, e in ultima analisi, blasfema. E se invece non fosse così? Se essere artisti significasse davvero "fare mondi", non creare il mondo che materialmente ci circonda, ma qualcosa di diverso e di più: ri-creare il mondo, a partire dal mondo stesso? Non è questo il senso dei Cézanne vestiti di tutto punto come borghesi ottocenteschi, eppure intenti a seminare supernove e galassie come antichi dei egizi? E tutto questo non significa che occorre ripensare il senso stesso del "fare arte", non più come un esercizio estetico, ma come un fare/errare estatico, che sia anche riflessione antropologica, cosmologica, persino religiosa?». 

Testo di Giorgio Di Domenico