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Sol LeWitt. Wall Drawing # 736 Rectangles of Color

  • Direzione museale: Ida Panicelli

  • A cura di: Antonella Soldaini

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Catalogo

Sol LeWitt, pieghevole, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato 1994, [4] pp., testo di Antonella Soldaini

Copertina
Pagina 1
Pagina 2
Quarta di copertina

Bibliografia

Bruno Corà, Mauro Panzera (a cura di), Sol LeWitt in Italia, Gli Ori-Maschietto & Musolino, Prato-Firenze-Siena 1998

Adele Ferretti e altri, Wall Drawing #736: Revealing Sol LeWitt’s Ink Mural Technique Using a Multi-Analytical Approach, «Heritage», 7, 2024, pp. 4265-4281

Risorse correlate

La mostra presentava per la prima volta al pubblico il wall drawing commissionato all'artista per la sala di ingresso del Centro, dove è ancora oggi installato.

Informazioni sulla mostra

Sol LeWitt (Hartford, 1928 - New York City, 2007) è stato tra i protagonisti delle ricerche artistiche statunitensi del Novecento, legato ai movimenti della Minimal Art e della Conceptual Art. Formatosi alla Syracuse University e alla School of Visual Arts di New York, tra gli anni Cinquanta e Sessanta lavorò come graphic designer e come guardiano di notte del MoMA. Le sue prime opere, le Structures, erano costruzioni geometriche basate su moduli cubici che contribuirono enormemente alla definizione dell'arte minimal. Nel 1968, inoltre, LeWitt iniziò a progettare le opere per cui è oggi più celebre: i Wall drawings. Si tratta di dipinti murali, basati su indicazioni schematiche fornite dall'artista, ma la cui esecuzione effettiva su parete è demandata a terzi, così da raggiungere una totale dematerializzazione dell'opera. Tra il 1968 e il 2007 l'artista ideò oltre 1200 wall drawings.

Particolarmente legato al contesto italiano, LeWitt ha collaborato con numerosi galleristi italiani, tra cui Fabio Sargentini, Gian Enzo Sperone, Lucio Amelio e Marilena Bonomo. Fu proprio Bonomo a far scoprire all'artista la città di Spoleto, dove decorò la Torre Bonomo, acquistò un'abitazione e risiedette stabilmente nel corso degli anni Ottanta insieme alla moglie Carol, originaria di Praiano, in Costiera Amalfitana. Il legame con Spoleto favorì il suo rapporto col Centro Pecci: nel 1993, durante la direzione di Ida Panicelli, venne invitato a realizzare nella sala d'ingresso al piano terra il Wall Drawing #736 Rectangles of Color. L'opera venne eseguita nel corso del mese di novembre dal pittore toscano Andrea Marescalchi (Roma, 1954 - Firenze, 2015) e dall'assistente di LeWitt Anthony Sansotta. Tre anni dopo, nel 1996, LeWitt prese parte alla collettiva Ars Aevi 2000: dieci artisti per il Museo d'arte contemporanea di Sarajevo curata da Bruno Corà e l'anno successivo donò al Centro la grande scultura in cemento Irregular Tower (Pecci) (1997), con la relativa maquette.

Ideato appositamente per il vecchio ingresso circolare al piano terra del Centro Pecci, il Wall Drawing #736 Rectangles of Color (1993) si sviluppa come una sorta di grande fregio lungo tutta la porzione superiore della sala. Nel pieghevole che accompagnava l'esposizione, la curatrice Antonella Soldaini aveva sottolineato il processo che aveva portato alla realizzazione del murale e alcuni dei suoi valori formali: «La procedura seguita per la realizzazione di Wall Drawing # 736 ha previsto un primo sopralluogo al Museo da parte di LeWitt, il quale ha poi creato un bozzetto ed un diagramma dell'opera, da cui i suoi assistenti hanno preso l'avvio per l'esecuzione pratica del progetto. È interessante notare a questo proposito come nel diagramma, oltre all'indicazione precisa del disegno da eseguire sul muro, sono state anche specificate, con semplicissimi riferimenti grafici (per esempio: BRR per indicare il blu, rosso e rosso) le combinazioni dei colori primari da usare per ottenere quello definitivo, desiderato per ogni singolo rettangolo. Quella di delegare ad assistenti professionisti l'esecuzione tecnica del lavoro (lasciando a questi anche la possibilità di operare delle piccole varianti) è un metodo tipico di LeWitt che in questo modo sposta volutamente tutta l'attenzione non sull'aspetto manuale dell'opera, quanto sul momento della progettazione, della ideazione e dell'intuizione iniziale. In questo modo l'artista diventa simile ad un direttore d'orchestra che, una volta stabilite le direttive, si mette nella condizione di accettare anche le possibili variazioni dovute agli interventi degli esecutori, purché queste restino compatibili con l'idea originale. Scandito da un ritmo severo e nello stesso tempo aperto a sottili e sofisticate modulazioni, il disegno su parete di LeWitt, semplice ed intenso, si pone nei confronti di chi lo osserva in modo assertivo, ma anche delicatamente poetico, riconfermando la capacità dell'artista di definire, attraverso un percorso basato su un preciso processo di riduzione, una essenziale realtà visuale e percettiva».

Il disegno è composto da una serie di figure rettangolari colorate, dipinte con particolari stesure di inchiostri tipografici. Come ha scritto Stefano Pezzato, l'opera estende «le possibilità del vocabolario visivo utilizzato dall'artista in una forma di unitaria armonia». In occasione della esecuzione del Wall Drawing, l'artista realizzò anche un'edizione per il Centro: una litografia che riproduceva lo schema del murale, anch'essa entrata nella collezione del Centro (inv. 0105) e attualmente esposta in uno spazio adiacente all'opera.

Testo di: Giorgio Di Domenico