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Superstudio/backstage

  • Direzione museale: Marco Bazzini

  • A cura di: Stefano Pezzato, Cristiano Toraldo di Francia

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Superstudio, Cristiano Toraldo di Francia, Superstudio/backstage, 1966–1978

Sitografia

Rassegna stampa

Mario Mariotti e Superstudio..., «Exibart», 3 ottobre 2011 (online)

Ilaria Bignotti, SUPERSTUDIO/Backstage, «EspoArte», 74, dicembre 2011-gennaio 2012

Emanuele Piccardo, Un pieno di architettura radicale, «Domus», 18 gennaio 2012 (online)

Matteo Innocenti, La toscanità dell'avanguardia, «Artribune», 31 gennaio 2012 (online)

Pecci, a tutto mostre per il 2012, «Corriere Fiorentino», 9 febbraio 2012 (online)

Maria Adelaide Marchesoni, Marilena Pirelli, Intervista a Marco Bazzini, direttore artistico del Centro Pecci per l'arte contemporanea, Prato, «Il Sole 24 Ore», 8 ottobre 2012 (online)

Jole Paolantonio, Superstudio e le città in-visibili, «Erba Magazine», 2012 (online)

Risorse correlate

Costruita attorno alle settanta stampe digitali della serie Superstudio/backstage (1966-1978), la retrospettiva documentaria ordinata nello Spazio CID da Stefano Pezzato insieme a Cristiano Toraldo di Francia, era integrata da litografie, progetti e fotomontaggi originali, oltre che dalla ricostruzione dell'ambiente Supersuperficie (1971/2011).

Informazioni sulla mostra

Fondato a Firenze nel 1966 dai giovani architetti Adolfo Natalini (Pistoia, 1941 - Firenze, 2020) e Cristiano Toraldo di Francia (Firenze, 1941 - Filottrano, 2019) – cui si aggiunsero Roberto Magris (Firenze, 1935-2003), Alessandro Magris (Firenze, 1941-2010), Gian Piero Frassinelli (Porto San Giorgio, 1939) e, brevemente, Alessandro Poli (Fiesole, 1941) – Superstudio è stato tra i protagonisti dell'architettura radicale italiana. Fondato a ridosso dell'alluvione che devastò Firenze, il gruppo debuttò, insieme agli Archizoom, con la mostra Superarchitettura, allestita nel dicembre 1966 alla Galleria Jolly2 di Pistoia. Nel 1969 presentarono uno dei loro progetti più celebri, declinato in collage, fotomontaggi ed edizioni grafiche: il Monumento Continuo. Sempre quell'anno, progettarono gli Istogrammi d'architettura. Dedicatisi anche al Salvataggio dei centri storici, nel 1972 furono invitati a partecipare alla rassegna Italy: The New Domestic Landscape, ordinata da Emilio Ambasz al Museum of Modern Art di New York, dove presentarono l'installazione ambientale Supersuperficie. All'inizio degli anni Settanta lo studiò si dedicò anche alla produzione di video utopici, in linea con le loro rivendicazioni architettoniche: da Vita-superficie (1971) a Cerimonia (1973). Quando attorno al 1978 le attività dello studio si esaurirono, i suoi membri seguirono le loro carriere individuali.

La mostra Superstudio/backstage era costruita attorno a settanta delle ottantanove immagini dell'opera omonima, stampate in formato A3 e inserite in cornici di legno di 50x50 cm, a formare una griglia compatta. Le stampe digitali erano derivate da negativi e diapositive originali, realizzati tra il 1966 e il 1978 con macchine fotografiche Asahi Pentax S3, Pentacon Six e Hasselblad 500C e selezionati da Toraldo di Francia all'interno del suo archivio. Le immagini documentavano tutte le fasi dell'attività di Superstudio, rappresentando sia i progetti realizzati, sia i momenti di lavoro "dietro le quinte" dello studio. La serie di immagini era integrata, nello spazio della mostra, da fotomontaggi, edizioni, oggetti e progetti originali. Tra questi, le lampade Gherpe (1967) e Passiflora (1967), la grande litografia Il monumento continuo - New New York (1969), i modellini per la serie di mobili Misura (1972), il manifesto della mostra Superstudio - Antologia 1969-1971 allestita alla Galleria Schema nel 1972 e la litografia Niagara o l'architettura riflessa (1978). Inoltre, era stato ricreato l'ambiente Supersuperficie, presentato al MoMA nel 1972, ricostruito nel 2011 e già presentato nella sede temporanea del Pecci a Milano in occasione delle rassegne Invito al viaggio 2 (febbraio-aprile 2011) e Architettura e utopia in Toscana, 1968-1973: visioni e riflessioni (12-16 aprile 2011). Si trattava di un microambiente specchiato, ipotesi utopica di «un mondo senza prodotti e rifiuti, una zona in cui la mente sia energia, materia prima e anche prodotto finale, l'unico intangibile oggetto di consumo».

A conclusione della mostra, la serie di immagini Superstudio/Backstage venne acquistata dai fondatori del Centro e destinata alla collezione del Pecci. La mostra segnò il primo momento di un significativo ritorno d'interesse verso Superstudio e, più in generale, le vicende del design radicale: seguirono la mostra Super Superstudio al PAC di Milano (2015), l'importante monografia di Gabriele Mastrigli (2016) pubblicata in occasione della retrospettiva al MAXXI Superstudio 50 (2016), il film Superdesign. Italian Radical Design 1965-1975 (2017) e la mostra fiorentina Utopie radicali (2017), oltre a numerose mostre e iniziative del Pecci, la cui collezione si è progressivamente arricchita di un nucleo significativo dedicato al design radicale, fenomeno di portata internazionale, ma fortemente radicato nel contesto toscano.

Testo di: Giorgio Di Domenico