La mostra, curata da Stefano Pezzato nello Spazio Progetti al piano terra del Centro e realizzata in collaborazione con l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, metteva in dialogo le sculture di Thom Puckey (Bexleyheath, 1948) con i wall drawing di Jan van der Ploeg (Amsterdam, 1959).
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Sostenuto da una vasta rete di sponsor e di supporti istituzionali, The Prato Project metteva a confronto una serie di nuove sculture in bronzo e marmo di carrara di Puckey con i grandi wall drawing di van der Ploeg, realizzati su una superficie di oltre cinquanta metri lineari con l'aiuto di quattro studenti dell'Accademia di Belle Arti di Firenze.
Puckey, nato nel Regno Unito e formatosi al Royal College of Art, residente ad Amsterdam dalla fine degli anni Settanta, aveva esordito nel 1972 come performer, formando con Dirk Larsen (Copenaghen, 1951) il duo Reindeer Werk, invitato nel 1977 alla settima edizione di documenta. A partire dal 1983 si era dedicato alla scultura, cavalcando l'onda internazionale del ritorno ai media tradizionali: alla fine del decennio era stato incluso in Aperto 88 alla Biennale di Venezia. Le sue sculture, inizialmente astratto-geometriche, avevano assunto progressivamente un grado sempre maggiore di adesione al dato figurativo. Il ricorso al marmo e al bronzo, i materiali tradizionali della scultura "alta", ne confermava le ambizioni e lo statuto. Le sculture esposte al Pecci si inserivano in questa fase della sua produzione: nudi femminili, realizzati dal vivo su modelle presenti in studio, basati sulle pose della statuaria classica e ottocentesca, ma abbinati ad armi e altre tecnologie militari contemporanee. Proprio per seguire la produzione di queste opere l'artista si era avvicinato alla Toscana, collaborando con la Galleria Carini di Firenze e Prato e con la Galleria Barbara Paci di Pietrasanta. Nel 2005, inoltre, aveva proposto e realizzato una mostra collettiva e diffusa sull'arte olandese nel territorio pratese: era nata così la rassegna Territoria, al cui interno aveva presentato alcune sculture nell'area della Val Bisenzio.
Van der Ploeg, più giovane di una decina d'anni rispetto a Puckey, nato ad Amsterdam ma formatosi a Londra, aveva esordito verso la metà degli anni Ottanta. Interessato all'eredità del neoplasticismo olandese, è sempre rimasto fedele a una rigorosa astrazione geometrica, espressa con grandi wall drawing e dipinti su tela. Vincitore nel 1990 del Premio Reale per la Pittura Moderna dei Paesi Bassi, nel 1997 aveva iniziato a realizzare i suoi "grip": sagome geometriche ispirate alle maniglie delle scatole di cartone. Parallelamente all'attività artistica, van der Ploeg ha fondato e diretto lo spazio sperimentale PS ad Amsterdam. Come Puckey, non era nuovo a contatti con l'Italia: aveva partecipato per anni al progetto della Stazione di Topolo, in Friuli Venezia Giulia e, nel 2011, avrebbe iniziato a collaborare con la Galleria Renata Fabbri di Milano.
I due artisti avevano già collaborato nel 2008, in una doppia personale allestita alle Aschenbach & Hofland Galleries di Amsterdam. Per il progetto pratese la loro collaborazione si era rafforzata: van der Ploeg, infatti, aveva disegnato anche i piedistalli delle sculture di Puckey. Negli spazi del piano terra i lavori dei due artisti interagivano curiosamente, offrendo una lettura angolata dell'arte olandese degli ultimi decenni, in equilibrio tra tradizione figurativa e ricerche astratte. La mostra, tra l'altro, si inseriva in una linea rassegne olandesi ospitate dal Pecci, avviata già nel 1991 da Artisti olandesi contemporanei e che nel 2012 sarebbe proseguita con Triggering Reality.
Il primo intervento realizzato nello spazio era stato il wall painting Untitled #285 (2010) di van der Ploeg, dipinto sulle pareti curve della project room e diviso in trentasei sezioni trapezoidali. Il piedistallo al centro della sala, in diretta risonanza con la pittura alle pareti, ospitava Figure Falling Backwards with Two Carbines (2010) di Puckey, un disturbante nudo femminile in marmo bianco che si lascia cadere all'indietro stringendo due fucili tra le mani. Sulla parete curvilinea che corre lungo la vetrata van der Ploeg aveva invece realizzato il walldrawing Untitled #286 (2010), basato su quattro colori e quattro forme geometriche di base. Qui, su piedistalli monocromi ispirati al wall painting, erano presentate altre quattro sculture di Puckey: la Mitrailleuse (2008) in marmo nero, nudo femminile sdraiato con un'enorme mitragliatrice tra la mani; Kim de Weijer as Amputee with 3 Pistols (2010), un'opera in marmo bianco in cui la modella è ritratta senza arti superiori, seduta su un materasso e circondata da tre pistole; Isabelle Schiltz as Crawling Figure (2010), in cui un'altra modella procede carponi stringendo un pugnale sopra la schiena e, infine, A.V. with Knife and RPG-7 (2009), con la modella appoggiata a un'arma da fuoco mentre punta un pugnale verso l'osservatore.
Alla fine della mostra, accompagnata da un catalogo edito dal Centro nel 2011, la scultura A.V. with Knife and RPG-7 (2009) di Puckey entrò nella collezione del Pecci.
Testo di: Giorgio Di Domenico





