La piccola mostra, allestita nelle sale della grafica, metteva a confronto la produzione di quattro fotografi affermati: Paola Agosti (Torino, 1947), Alessandro Alimonti (Roma, 1952), Maria Mulas (Manerba del Garda, 1935) e Zeno Tentella (Monte San Pietrangeli, 1951).
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Inserita nella sequenza di mostre dedicate alla fotografia dal Centro Pecci sin dalla sua fondazione, Virtualereale. Al di là delle cose. Visioni di quattro fotografi era una piccola rassegna a quattro curata da Bruno Corà, direttore del Centro. I lavori scelti erano accomunati da un'interrogazione sullo statuto dell'immagine fotografica: apparentemente virtuali o artificiali, le immagini esposte erano tutte fotografie "reali", manipolate solo analogicamente come nel caso delle foto-elaborazioni di Mulas.
Di Paola Agosti, nota soprattutto per la sua attenta documentazione del movimento femminista negli anni Settanta, erano presentate dodici fotografie in bianco e nero tratte dalla serie Namib Desert, scattata nel 1997 nel deserto della Namibia, giocando sulle potenzialità astratte del paesaggio desertico.
Di Alessandro Alimonti era presentato un corpus di fotografie scattate tra il 1989 e il 1998 in varie località d'Italia e del mondo, tutte appartenenti alla serie VR, ovvero VirtualeReale, espressione scelta da Corà anche per intitolare la collettiva. Accomunate da una spiazzante attenzione al dettaglio e ai punti di vista inconsueti, le fotografie esposte isolavano dettagli astratti e inaspettati del paesaggio urbano.
Di Maria Mulas, sorella minore del fotografo Ugo (1928-1973), erano presentate dodici foto-elaborazioni realizzate tra la metà degli anni Settanta e il 1990, ottenute ribaltando lungo gli assi orizzontali e verticali immagini scattate in musei e contesti urbani di Europa e Stati Uniti.
Di Zeno Tentella, fotografo e teorico della fotografia marchigiano, infine, erano presentate fotografie in bianco e nero tratte dalla serie La materia, l'ombra e la luce (2001). La serie aveva come soggetto principale un sacco di juta, di cui erano indagate le superfici e la loro interazione con la luce.
Grazie alle generose donazioni degli artisti, praticamente tutte le opere esposte entrarono nella collezione del Centro.
Testo di: Giorgio Di Domenico
