Scheda dell'opera
Atom Suit Prioject: Antenna of the Earth è una grande installazione dell’artista giapponese Kenji Yanobe (Osaka, 1965), composta da un manichino a grandezza naturale installato su un piedistallo coperto da fotografie, circondato da centinaia di statuette. L’opera era stata esposta per la prima volta al Centro Pecci in occasione della mostra del 2001 Senritsu Mirai. Futuro anteriore. Arte attuale dal Giappone, al termine della quale era stata donata al Centro dall’autore. Yanobe era al suo debutto in un’istituzione italiana: aveva però esposto più volte a Parigi presso la galleria di Emmanuel Perrotin e nel 1999 il Museo d’Arte Moderna di Bologna aveva acquistato la sua grande fotografia Atom Suit Project: Desert (1998), presentata ad Artefiera dalla galleria Ars Nova Sas di Torino.
Come dichiarato in apertura del catalogo della mostra, l’installazione era stata realizzata grazie all’aiuto degli Amici del Museo Pecci come replica di quella premiata nel 2001 alla Triennale di Osaka. Con una dichiarazione pubblicata sempre all’interno del catalogo, l’artista, da sempre interessato all'immaginario post-apocalittico veicolato dalla cultura di massa, chiariva il senso e i principali riferimenti della sua installazione: «Alcuni contatori Geiger sono collocati fra centinaia di statuette che, a loro volta, sono disposte geometricamente nello spazio. L’apparecchio Geiger serve per rilevare i raggi che giungono occasionalmente dall’universo: lo strumento reagisce quando capta queste radiazioni naturali emettendo un piccolo suono d’allarme e accendendo una spia blu. Così, queste figurine evidenziano le “fatali” radiazioni dell’universo. Questa scena si sovrappone con un’immagine di una persona che fa la parte del messaggero, un portatore che trasmette le sue idee al mondo. Ho dato al mio lavoro il titolo e il significato di ‘antenna’, in quanto nella società assume il ruolo posseduto dagli artisti e dagli scienziati che trasmettono e diffondono le loro idee. Al centro dell'installazione c’è una statua raffigurante l’artista stesso che indossa Atom Suit: si tratta di un riferimento alla statua di Kuya del Tempio Rokuharamitsuji a Kyoto. Ai piedi della statua ci sono le fotografie scattate nel 1997 a Chernobyl, una documentazione della città fantasma dopo il disastro nucleare».
Kuya (903-972) era stato un monaco buddista itinerante del X secolo, noto per le sue preghiere arricchite da immagini e canti. Il tempio di Rokuharamitsuji a Kyoto, fondato dallo stesso Kuya nel 951, conserva una sua effige in pietra a grandezza naturale, risalente al primo decennio del XIII secolo. Nella scultura, a testimonianza della sua pratica di preghiera orale, sei piccoli budda Amida escono dalla sua bocca, proprio come nell’installazione di Kenji Yanobe. Le fotografie di Chernobyl erano state scattate dall'artista stesso nel 1997, indossando la tuta ricreata al Centro dell'installazione: la Atom Suit ovviamente dotata di rilevatori geiger. Intrecciando vari livelli di riflessione sugli scenari post-apocalittici, l'opera includeva riferimenti impliciti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, oltre che alla rovina del complesso costruito per l'Expo 1970 di Osaka.
Tra 2002 e 2011, l’opera è stata esposta in varie presentazioni della collezione permanente del Centro.
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Natacha Carron, Kenji Yanobe, «Flash Art International», 186, gennaio-febbraio 1996
Stefano Pezzato, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 132-135
