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Dolle

Artista: Diego Marcon

Anno: 2023

Tipologia: video

Tecnica: film 35 mm trasferito in digitale, animazione CGI, colore, sonoro stereo

Provenienza: acquisto, PAC2021, Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

Riferimento: 1503

Durata: 2932

Scheda dell'opera

Dolle è l'ottavo film di Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985), dopo Pour vous beaux yeux (2013), Untitled (All pigs must die) (2015), Untitled (2017), Monelle (2017), Il malatino (2017), Ludwig (2018) e The Parents' Room (2021). Girato interamente in 35 millimetri, con interventi in CGI e l'utilizzo di grandi animatroni come protagonisti, Dolle ha una durata di circa trenta minuti, ma, come vari film e video dell'artista, è concepito per essere proiettato in loop. 

Protagoniste del film sono quattro talpe riprese all'interno della loro tana: due adulte, impegnate in un'affannosa e inconcludente contabilità, e due bambine, addormentate in un'altra stanza. I calcoli delle talpe adulte, uniche interazioni tra i due animali, col "padre" che legge da un rotolo di carta e la "madre" che ripete i suoi calcoli, sono continuamente interrotti da piccole distrazioni: rumori dall'esterno, colpi di tosse, risate, il sonno disturbato dei cuccioli. Inevitabilmente, i conti non tornano mai e devono sempre ricominciare da capo. Nel loop del film le addizioni e le sottrazioni sono così destinate a durare in eterno: «16+21+12+9+19+3+15+3...».

Come ha scritto Elena Magini nel catalogo di Glassa, «Il loop narrativo non apporta alcuna informazione aggiuntiva rispetto ai personaggi presenti nella scena; non permette di approfondire la loro caratterizzazione né di avere una maggiore comprensione del contesto. Non veicola nessuna riflessione particolare, nuove associazioni o interpretazioni. Il ripetersi dell’azione sempre uguale a se stessa nel risultato delle somme errate acuisce una sensazione di insensatezza e perdita di significato». Il carattere domestico e confortevole del film, con tutto il portato di tenerezza degli animali innocui, indifesi e antropomorfizzati, viene insomma inquinato da una frustrazione montante: l'irritazione per l'impossibilità di giungere a un risultato lascia presto spazio all'ansia e alla ricerca di piccole variazioni narrative (un tuono? un gesto dei cuccioli?) che giustifichino l'esistenza stessa del film. 

Infatti, come ha scritto Michele Daurizio nel catalogo della mostra, «In Dolle, diremmo che Marcon mette in scena lo statuto stesso dell’opera d’arte, la contingenza nella quale un concetto intellegibile, chiuso e finito come può essere un numero, è inaspettatamente reso opaco e si apre a possibili riformulazioni. E tanto accade, lungo un asse metonimico, alla narrazione tutta del film, che diventa un’espediente per esplorare, o meglio per instaurare, una co-realtà della rappresentazione. La sfumatura, qui, non risiede solo nell’umanizzazione dell’animale. Le talpe in Dolle sono degli animatronics. Le sequenze numeriche nelle quali si crogiolano potrebbero pure essere gli stessi algoritmi che li animano (e infatti, i personaggi li leggono da tabulati di cui pile e pile costellano la tana). Ecco, Dolle è un tentativo di testare i limiti espressivi di un costrutto – un algoritmo così come un soggetto drammaturgico».

Non solo; come ha sottolineato Stefano Chiodi in una recensione di Glassa apparsa su «Il Sole 24 Ore», i conti assumono anche un preciso valore simbolico, trasformando il loop ossessivo in una spietata metafora esistenziale: «Non è difficile dopo un po' comprendere il valore metaforico della scena. I numeri rinviano agli anni dalla nascita all'età adulta, i 21 fatidici anni in cui si diventa sé stessi. Come in una pagina di Beckett, contare e ricontare divengono qui puro rituale, mantra affannato, esorcismo dietro cui si profilano il vuoto e l'assurdo». 

La caratterizzazione disneyana della tana, l'aspetto cartoonesco degli animali e persino le luci potrebbero far pensare a un'animazione digitale: in realtà il film è stato interamente girato su pellicola, in un set meccanizzato costruito alle Manifatture Digitali Cinema di Prato, utilizzando come protagonisti dei complessi robot animatronici programmati per eseguire tutte le azioni previste dallo script del film in lungo piano sequenza. La produzione del film è stata, di conseguenza, particolarmente complessa e ha coinvolto numerosi professionisti, in molti casi collaboratori di lunga data di Marcon, tra cui Camilla Romeo come produttrice esecutiva, Lorenzo Cianchi a capo del dipartimento artistico, Giulia Pecorari come textile designer per gli animatroni, Giulia Gruesco come scenografa, Alexander Bygrave-Stainton e Peter David Hudson per la realizzazione e programmazione degli animatroni, Pierluigi Laffi per la fotografia, Diego Zuelli per gli effetti visivi digitali, Federico Chiari per il sonoro. Per la realizzazione del film, inizialmente intitolato The Mowlies - Le Talpine, le Manifatture Digitali Cinema hanno inoltre avviato una bottega di creazione di costumi e oggetti scenografici in tessuto guidata da Silvia Salvaggio e Mery Lapino e che ha visto coinvolte nove sarte e scenografe. 

Il film è stato prodotto dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci in occasione della mostra Glassa, grazie al bando PAC2021 - Piano per l'Arte Contemporanea promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in co-produzione con la galleria Sadie Coles HQ di Londra. Prodotto in cinque esemplari più due prove d'artista, dopo il debutto in Glassa è stato presentato in varie mostre e rassegne dell'artista: Dolle (Londra, Sadie Coles HQ, 2 novembre-16 dicembre 2023), Studio Diego Marcon (Milano, Fondazione Prada, 9 novembre 2025), Prom (Parigi, Lafayette Anticipations, 1 aprile-19 luglio 2026), Arrivederci, Piggies! (New York, New Museum, 25 settembre 2026-31 gennaio 2027). 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Elena Magini, Dolle: l'insensatezza della "macchina celibe", in Diego Marcon. Glassa, Lenz, Milano 2023, pp. 122-128

Michele D'Aurizio, Più o meno, in Diego Marcon. Glassa, Lenz, Milano 2023, pp. 141-148

Diego Marcon, Federico Chiari, Music for Diego Marcon's Works Written by Federico Chiari, vinile con libretto, Ordet, Milano 2023

Camille Moreno, Diego Marcon - Dolle, «FAD Magazine», 6 novembre 2023 (online)

Stefano Chiodi, Contare e ricontare per vincere l'assurdo e il vuoto, «Il Sole 24 Ore», 12 novembre 2023, p. XIV

Travis Diehl, Diego Marcon. Suffering And Structure, «CURA.», 41, 2023, pp. 38-61

Lou Stoppard, Diego Marcon's Films Conjure a Familiar, Grotesque World, «Frieze», 26 marzo 2025 (online)

Emily LaBarge, And Yet. Diego Marcon, «Flash Art International», 362, Fall 2025 (online)

Diego Marcon, Lafayette Anticipations - The Renaissance Society, Paris - Chicago 2026