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Interno occidentale

Artista: Massimo Barzagli

Anno: 1991

Tipologia: installazione

Tecnica: olio su tela e divano D70 di Osvaldo Borsani

Dimensioni: 182x190x71 cm

Provenienza: acquisto presso l'artista

Riferimento: 0048

Scheda dell'opera

Nato in Toscana, Massimo Barzagli (Marradi, 1960) è attivo come artista sin dalla fine degli anni Ottanta. Nel 1990 ha tenuto la sua prima mostra personale presso l’Associazione Culturale L’Attico, diretta a Roma da Fabio Sargentini, seguita da altre personali, tre l’altre, al museo di Bochum (1990), alla Galleria Alessandro Bagnai di Siena (1992, 1993, 1999, 2005, 2010), ai Civici Musei di Reggio Emilia (1995), ancora all’Attico (1996, 2000) e a Palazzo Strozzi a Firenze (2002). Ha inoltre partecipato a numerose rassegne e mostre collettive, tra cui la Quadriennale di Roma del 1996.

Barzagli è particolarmente legato al Centro Pecci, dove già nel 1991 aveva tenuto una piccola mostra personale, curata da Saretto Cincinelli, all’interno della rassegna Carta Bianca. Dopo essere stato incluso in numerose collettive e mostre di presentazione della collezione, nel 2012 Barzagli ha tenuto una grande mostra personale nelle sale espositive principali del Centro, a cura del direttore Bazzini. In quell’occasione, l’artista ha donato al Centro un suo lavoro storico: l’installazione Fiorile (1993), presentata per la prima volta all’Attico. In occasione della mostra del 1991, inoltre, il Centro aveva già acquistato la sua installazione Interno occidentale.  

Si tratta di un'installazione composta da un dipinto a soggetto vegetale, tema ricorrente nella produzione di Barzagli, affiancato per assonanza cromatica a un divano D70, disegnato nel 1954 dal designer Osvaldo Borsani (1911-1985). Come aveva scritto Saretto Cincinelli nel testo che accompagnava la mostra del 1991, «la chiave dell'attuale lavoro di Barzagli sta tutta nel procedimento, nella necessità dell'impronta: la stampa a contatto del materiale naturale precedentemente toccato dal colore che l'artista chiama "impressione". Il risultato è un'immagine che non si offre come mimesi ingenua del reale, ma come vera e propria ricreazione o, potremmo dire, con un'espressione di Merleau-Ponty, come mimesi di una connaissance. L'impronta si caratterizza, infatti, come un modo di interrogare il reale e di restituire un potere di significazione diretta alle cose. Alla base di questa scelta c'è la forte esigenza di un ritorno alla realtà fisica, al mondo naturale, come ad una immensa matrice di immagini a venire. Immagini la cui realtà sia evidente in se stessa e, allo stesso tempo, conservino, come un'eco, il ricordo del gesto che le ha formate. Intervento pittorico, quindi, ma insieme, intervento strutturale».

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Collezione permanente, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato 1998, pp. 28-29

Marco Bazzini (a cura di), Massimo Barzagli. Grandezza naturale, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2012, pp. 90-91