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Kids' Riot

Artista: Botto&Bruno, Gianfranco Botto, Roberta Bruno

Anno: 2006–2007

Tipologia: video

Tecnica: dvd, video b/n, sonoro (copia d'uso fuori edizione)

Riferimento: 0655

Durata: 310

Scheda dell'opera

Sin dal suo debutto nel 1995, il duo torinese Botto&Bruno, composto da Gianfranco Botto (Torino, 1963) e Roberta Bruno (Torino, 1966),  ha indagato con il video, la fotografia e grandi installazioni l'immaginario visivo delle periferie. Presentato per la prima volta all'interno della mostra personale Kids' Riot (In the House of Lost Sound), curata al Centro Pecci da Stefano Pezzato, Kids' Riot (2006-2007) è un video particolarmente rappresentativo della loro pratica. 

Girato in bianco e nero e brevissimo, appena tre minuti e dieci secondi, il video riprende dei bambini che si sfidano in strada a colpi di scatole di cartone. Ripreso da lontano, intenzionalmente sgranato, Kids' Riot restituisce un frammento spontaneo di vita di periferia, proiettato in loop sino a saturare, a livello visivo e soprattutto sonoro,  lo spazio espositivo. Particolarmente significativa, infatti, era la colonna sonora scelta per il video. Come scriveva in catalogo il giornalista musicale Silvio Bernelli (Torino, 1965), «Botto&Bruno hanno scelto un pezzo molto particolare della band Declino [...] Il pezzo si intitola Eresia, è stato inciso nel 1984 e si compone di un giro di poche note, ripetuto in maniera ossessiva e suonato con un crescendo di potenza e intensità. In una formula: è una sorta di incrocio hard core tra The End dei Doors e il Bolero di Ravel, a cui l’improvvisazione di urla strazianti eseguita dal cantante Sandro Bramardi aggiunge violenza e cupezza. Eppure in Kid’s Riot, magicamente, grazie alle immagini in bianco e nero, alla maestria di un montaggio quasi impercettibile e alla dirompente “interpretazione” degli “attori”, la carica eversiva di Eresia viene spogliata dei suoi elementi più drammatici e riconvertita in un grido di vitalità istintiva e gioiosa. Un’operazione di trasformazione delle emozioni che solo la sensibilità di Botto&Bruno sarebbe stata in grado di fare».

Testo di Giorgio Di Domenico