Scheda dell'opera
Il toscano Vittorio Corsini (Cecina, 1956), formatosi all’Università di Pisa, si era imposto sulla scena romana sin dalla fine degli anni Ottanta con mostre organizzate alla Galleria L’Attico di Fabio Sargentini. Incluso nelle varie rassegne italiane sulla giovane arte degli anni Novanta, nel 1992 aveva partecipato alla Triennale di Fellbach, l’anno successivo era stato incluso nella rassegna del Pecci In Forma e nel 1997 aveva preso parte alla XII Quadriennale di Roma. Due anni dopo, la sua personale Spazio aperto era stata ospitata dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1998, intanto, era tornato ad esporre al Centro Pecci in occasione della rassegna Au Rendez-vous des amis, cui avevano fatto seguito le partecipazioni a Futurama (2000), Continuità (2002) e a numerose presentazioni della collezione permanente. Docente all’Accademia di Brera, Corsini porta avanti una pratica pluridecennale di installazioni pubbliche nello spazio urbano di Peccioli.
Datato al 1999, il Senza titolo nella collezione del Centro è invece probabilmente successivo, essendo direttamente connesso alla preparazione della mostra del 2002 Continuità. Arte in Toscana 1990-2000 e collezionismo del contemporaneo. Si tratta infatti di un progetto digitale stampato su carta, su cui l’artista è intervenuto con vari interventi manoscritti e una dedica: «Caro Bruno [Corà, n.d.a.] questo il progetto di cui ti ho parlato per la mostra Continuità. Ci sentiamo presto». L’idea di Corsini era quella di realizzare un carrello in acciaio simile a una portantina ospedaliera, con ruote e un piano in opalina illuminato da un proiettore al neon, su cui disporre una ventina di cuori in vetro trasparente.
Testo di Giorgio Di Domenico
