Scheda dell'opera
Tra gli anni Novanta e i primi Duemila, il fotografo italiano Nicola Fabriani (Roma, 1957) si è affermato sulla scena nazionale con un corpus ristretto di fotografie in bianco e nero dalla riconoscibilissima atmosfera surreale e di sospensione metafisica. Notato dalla critica Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922 - Roma, 2017), venne invitato alla collettiva Poetica… mente: in itinere, allestita nel 1999 sotto la Loggia del Mercato Coperto di Bevagna. L’anno successivo, la stessa Bentivoglio lo incluse nella rassegna Fotoalchimie, da lei curata al Centro Pecci. In quell’occasione, Fabriani donò alle collezioni del Centro quattro sue fotografie, tutte Senza titolo: due coppie di stampe di diverso formato ottenute nel 1994 e nel 1998 da due negativi.
La prima coppia è stampata a partire dall’immagine, realizzata nel 1994, di due mani che ricuciono, facendo ricorso a una vecchia macchina da cucire Naumann, la fotografia strappata del volto di una donna. Guardando attentamente l'immagine, emerge un'ulteriore livello di complessità: la donna ritratta nella fotografia sta in realtà reggendo, davanti al suo volto, la metà strappata di un'altra fotografia. L'intervento della macchina da cucire, dunque, non è direttamente su uno strappo della stampa, ma sul profilo strappato di una fotografia rifotografata all'interno dell'immagine. A conferma di questa ricostruzione, i grandi occhi delle due modelle sono di due colori diversi. Fabriani, insomma, allestisce un complesso dispositivo visivo, memore della fotografia surrealista col luogo comune della donna frammentata, oltre che della fotografia narrativa e surreale di un artista come Duane Michals (McKeesport, 1932 - New York, 2026).
Testo di Giorgio Di Domenico
