Organizzata su iniziativa del Forum Austriaco di Cultura a Roma nell'anno di presidenza austriaca dell'Unione Europea, la mostra offriva un'ampia rassegna delle vicende dell'arte austriaca capace di attraversare tutto il Novecento attraverso le opere di oltre cinquanta artisti.
Informazioni sulla mostra
Informazioni sulla mostra
Recuperando la tradizione di mostre collettive dedicate dal Pecci a singoli contesti nazionali – da Artisti russi contemporanei (1990) a 9 artisti olandesi contemporanei (1991), da Futurama: arte in Italia (2000) a Senritsumirai (2001) – Opera Austria era stata organizzata con una struttura particolarmente complessa. La mostra, infatti, era stata concepita dai tre curatori, Christoph Bertsch (Bregenz, 1955), Silvia Höller (Merano, 1969) e Stefano Pezzato (Padova, 1966), invitando cinque personalità artistiche affermate che, a loro volta, ne avevano coinvolte altre tredici appartenenti alle nuove generazioni. A queste due parti principali della mostra erano affiancate tre sezioni minori dedicate alla fotografia, all'immagine in movimento e a una selezione di riferimenti storici.
Le figure di riferimento dell'arte austriaca del dopoguerra scelte come assi portanti della mostra erano VALIE EXPORT (Linz, 1940- Vienna, 2026) con le sue coraggiose azioni e opere fotografiche, FLATZ (Dornbirn, 1952) con le sue provocazioni religiose e politiche, Gerwald Rockenschaub (Linz, 1952) con le sue rigorose ricerche di ambito Neo-Geo, Erwin Wurm (Bruck and der Mur, 1954) con la sua ironica pratica scultorea e il duo composto da Lois (Tirol, 1947 -Vienna, 2020) e Franziska (Innsbruck, 1953) Weinberger, con la loro ricerca sulle potenzialità artistiche dei giardini. A ognuno di loro era stata dedicata una sala personale nella prima metà della mostra. Particolarmente discusso sulla stampa fu il montaggio fotografico Superstar (2001) di FLATZ, in cui l'artista e performer, ispirato alle pratiche dell'azionismo viennese, si autoritraeva coperto di sangue nel ruolo di Gesù Cristo. Significativa, anche in relazione al contesto pratese, era l'installazione Die unendliche / -ähnliche Melodie der Stränge (1998) presentata da VALIE EXPORT, con venti schermi televisivi che trasmettevano ossessivamente il primo piano del movimento di un ago di una macchina da cucire, privo di filo. Opere di Erwin Wurm e di VALIE EXPORT esposte in questa prima sezione entrarono nella collezione del Centro.
La sezione successiva era dedicata ad alcuni riferimenti storici, fondamentali per la definizione dell'identità artistica austriaca, selezinati dagli artisti della prima sezione: il pittore Albin Egger-Lienz (Dölsach, 1868 - Bolzano, 1926), l'architetto Karl Ehn (Vienna, 1884-1959), l'attrice e inventrice militare Hedy Lamarr (Vienna, 1914-Altamonte Springs, 2000), il pittore Hubert Lanzinger (Innsbruck, 1880 - Bolzano, 1950), noto per un suo ritrattto di Adolf Hitler, l'architetto Adolf Loos (Brno, 1870 - Kalksburg, 1933) e il designer Koloman Moser (Vienna, 1868-1918). Come scriveva in catalogo il curatore Bertsch, in questa sezione «nascono linee frammentate di un sistema soggettivo di relazioni, vengono messi insieme punti di vista personali, vengono menzionate posizioni storiche dell'arte austriaca della prima metà del XX secolo di cinque artisti di spicco della generazione di mezzo [...] una scelta che, partendo dalla loro opera personale e biografia, rende visibili le linee storiche soggettive: l'imprevisto viene messo in luce, si affianca ai pilastri noti di questi decenni. Viene presentato un inventario del passato che si apre a nuovi collegamenti verticali e orizzontali e, di conseguenza, a nuovi quesiti – si verifica uno spostamento da ciò che è apparentemente consolidato verso un processo aperto».
Da questa sezione si accedeva a una rassegna fotografica, allestita raccogliendo le opere di tredici autori storici, tra cui Herbert Bayer (Haag am Hausruck, 1900 – Montecito, 1985), Inge Morath (Graz, 1923 - New York, 2002) e Rudolf Schwarzkogler (Vienna, 1940-1969).
La parte finale della mostra, dopo questa imponente contestualizzazione storica, era dedicata all'opera di tredici artisti delle nuove generazioni, anch'essi selezionati dai protagonisti della prima parte della mostra, le cui opere erano distribuite anche in queste quattro sale conclusive. Gli artisti selezionati erano Ingmar Alge (Höchst, 1971), Fatima Bornemissza (Innsbruck, 1978), Dieter Buchhart (Vienna, 1971), Rainer Ganahl (Bludenz, 1961), Michael Kienzer (Steir, 1962), David Moises (Vienna, 1973), Katrin Plavcak (Gütersloh, 1970), Heidrun Sandbichler (Innsbruck, 1970), Christian Schwarzwald (Salisburgo, 1971), Günther Steiner (Lienz, 1967), Esther Stocker (Silandro, 1974), Markus Wilfling (Innsbruck, 1966) e Yoonsook (Seoul, 1981). Un dipinto di Stocker e un video di Ganhal esposti all'interno di questa sezione entrarono nella collezione del Centro.
La mostra, inoltre, includeva una presentazione di video e di lavori filmici realizzati da tredici giovani allievi della Kunstuniversität di Linz, così da coprire davvero tutte le generazioni della creatività austriaca.
Come chiariva in catalogo il presidente del Centro Valdemaro Beccaglia (Prato, 1942-2012), l'organizzazione della mostra era stata facilitata dal gemellaggio tra Prato ed Ebensee e, soprattutto, dal ruolo svolto dal pratese Ferdinando Albini, console onorario austriaco di Firenze e socio fondatore del Pecci. La mostra era accompagnata da un imponente catalogo bilingue, edito dalle Edizioni Medicea di Firenze e dalla Skarabæus/Studienverlag di Innsbruck.
Testo di: Giorgio Di Domenico
























