Scheda dell'opera
Nel 1967 l’artista e militante femminista austriaca Waltraud Lehner (1940-2026), coniugata Hollinger, cambia nome in VALIE EXPORT, tutto maiuscolo. Il gesto di autodeterminazione determina il rifiuto del dominio maschile, incarnato dai cognomi del padre prima e del marito poi; al loro posto, un omaggio alle sigarette austriache Smart Export.
Forte di una nuova identità autodeterminata, VALIE EXPORT mette in scena alcune delle sue azioni più forti e provocatorie. In Genitalpanik (1968) l’artista si reca in un cinema di Monaco di Baviera stringendo tra le mani un mitra e indossando un paio di pantaloni da cui ha rimosso il triangolo di stoffa che coprirebbe i suoi genitali, esposti come strumento di minaccia antipatriarcale almeno pari all’arma da fuoco. L’anno successivo EXPORT replica l’azione per immortalarla fotograficamente e permetterne una diffusione più ampia; la fotografia diventa il medium privilegiato delle sue azioni e della sua riflessione militante. Nel 1968 l’artista aveva infatti avviato una serie fortunata, cui appartiene anche la fotografia nella collezione del Centro Pecci, di Selbstporträts mit Zigarette: posa sfidante, sguardo fuori obiettivo, capelli disordinati, sigaretta tra le labbra e, soprattutto, un pacchetto di Smart Export, il suo strumento di autodeterminazione, stretto in mano a favore di obiettivo. Il pacchetto è leggermente modificato: «VALIE» ha rimpiazzato «Smart», un volto femminile copre la piccola mappa dell’Europa raffigurata al centro del pacchetto, circondata dal motto «Semper et Ubique», “sempre e ovunque”, mentre resiste, caricandosi di nuovi significati, la fascetta «Made in Austria». VALIE EXPORT offre così un modello radicale, innovativo e indipendente di autorappresentazione femminile, giocato sul limite tra realtà e finzione e tra identità e prodotto, anticipando di anni le ricerche della Pictures Generation.
La fotografia è entrata in collezione in occasione della mostra del 2006 Opera Austria. Frammenti di prospettive. L'arte nel cuore dell'Europa.
Testo di Giorgio Di Domenico
