Scheda dell'opera
Tra gli artisti austriaci più affermati della sua generazione, Rainer Ganahl (Bludenz, 1961) si è formato all’Università di Arti Applicate di Vienna, all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove è stato allievo di Nam June Paik (Keijō, 1932 - Miami, 2006), e all’Independent Study Program del Whitney Museum di New York, città in cui attualmente risiede e lavora. Attivo sin dalla fine degli anni Ottanta, ha intrecciato pratiche informatiche, critica istituzionale, fotografia e ricerca teorica di stampo marxista. Nel 1999 ha rappresentato l’Austria alla Biennale di Venezia, dove è stato invitato a partecipare anche nel 2007 e nel 2009. Ha tenuto mostre personali al Museum Folkwang di Essen (1989), presso White Columns a New York (1991), al Dallas Museum of Art (1992), a Villa Arson a Nizza (1996), alla Kunsthaus Bregenz (1998), presso Base a Firenze (2002) e al MUMOK di Vienna (2005). Tra le gallerie con cui ha collaborato, Philomene Magers a Bonn e Colonia, Massimo De Carlo a Milano, Skarstedt a New York e Barbara Weiss a Berlino. Nel 2019, alla Kunsthalle di Vienna, ha presentato la performance Marx a Prato, Gucci a Prato, legata al suo falso brand di moda Comme des Marxist, già presentato al Centro Pecci nel 2018 con l’azione Please, teach me Chinese / Please, teach me Italian.
Nel 2006, in una delle fasi più intense della sua carriera internazionale, Ganahl era stato incluso nella rassegna nazionale Opera Austria, curata al Centro Pecci da Stefano Pezzato (Padova, 1966), Christoph Bertsch (Bregenz, 1955) e Silvia Höller (Merano, 1969). Qui aveva presentato un video di novanta minuti del 2004, Bicycling Damascus, già esposto l’anno prima al MUMOK di Vienna e alla Baumgartner Gallery di New York. Il video, dal forte ma sottile contenuto politico, era stato realizzato in risposta alle pesanti sanzioni economiche e commerciali imposte contro la Siria di Bashar al-Assad (Damasco, 1965) nel maggio del 2004 dal governo degli Stati Uniti guidato dal presidente George W. Bush (New Haven, 1946).
Ganahl stesso, sul suo sito ufficiale, descrive il contenuto e il significato del video: «Bicycling Damascus è il secondo dei miei video – dopo Bicycling Tirana – in cui visito una città in bicicletta. Pedalo in senso contrario al traffico mentre riprendo senza tenere il manubrio. Pedalo per 90 minuti in giro per questa città antica, filmando direttamente dal centro del manubrio, trasformato così in una sorta di mirino. Questa attività mi conduce attraverso i quartieri e i luoghi più diversi, capaci di offrire un panorama urbano davvero sorprendente. Questo rapporto rischioso e illegale con la bicicletta, la città e la mia telecamera crea un’epopea antigravitazionale fatta di ingorghi, gente indaffarata e la vivace vita di strada mediorientale in un paese che il Dipartimento di Stato americano considera coinvolto nel terrorismo e nella fabbricazione di armi di distruzione di massa […] La bicicletta non è solo il mio unico mezzo di trasporto, ma anche il mio “occhiale urbano” – una sorta di estensione dei miei organi visivi e acustici. In quanto tale, è una vera e propria interfaccia sociale urbana […] La bicicletta che mi è stata prestata era davvero pessima. Non solo i freni erano praticamente inesistenti, ma la bicicletta vibrava al punto da... farmi cadere. Mi ci è voluta circa un’ora per abituarmi. Andare in bicicletta senza tenere il manubrio richiede una bicicletta stabile e prevedibile, in particolare se si guida in modo spericolato. Questa bicicletta vibrava senza sosta e si comportava in modo piuttosto pericoloso. Ho avuto un paio di quasi-incidenti e cadute. Alla fine sono sopravvissuto».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Rainer Ganhal. Road to War, MUMOK-Köning, Vienna-Colonia 2005
