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Paolo Parisi. Observatorium (Museum)

  • Direzione museale: Marco Bazzini

  • A cura di: Stefano Pezzato

Artiste/artisti

Opere entrate in collezione

Paolo Parisi, Bench, 2004

Paolo Parisi, Coast to Coast, 2006

Paolo Parisi, Coast to Coast, 2006

Paolo Parisi, Observatorium, 2004

Catalogo

Bibliografia

Donata Panizza, Paolo Parisi. Prato, Museo Pecci, «exibart», 18 settembre 2008 (online)

Stefano Pezzato, Paolo Parisi. Observatorium (Museum), «Carte d'arte internazionale», inverno 2009

Lorenzo Bruni, Paolo Parisi. Punto di vista fisico, «Flash Art», 279, dicembre-gennaio 2010

Sitografia

Risorse correlate

Curato da Stefano Pezzato negli ambienti della Lounge e della Project Room, il progetto di Paolo Parisi (Catania, 1965) modificava radicalmente le condizioni di fruizione dello spazio espositivo in cui erano allestiti dipinti, sculture e installazioni abitabili.

Informazioni sulla mostra

Formatosi alla fine degli anni Ottanta tra Firenze, Monaco di Baviera e gli Stati Uniti, Parisi aveva debuttato all'inizio degli anni Novanta e, sin dai suoi esordi, aveva concentrato la sua indagine sulla percezione e sull'esperienza cognitiva dell'arte. Vicino al contesto toscano, aveva esposto più volte alla Galleria Continua di San Gimignano, a Palazzo Fabroni a Pistoia, da Base/Progetti per l'arte a Firenze, alla galleria Spazio A di Pistoia e presso la galleria pratese di Nicola Fornello. Al Pecci, era già stato incluso nella presentazione di libri d'artista Libre (2002) e nell'allestimento del 2005 della collezione permanente. Nel 2006, inoltre, aveva tenuto un'importante personale alla Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera. Per la mostra al Pecci, suo primo progetto personale in un'istituzione museale toscana, l'artista aveva concepito un articolato percorso site-specific che si snodava attraverso gli ambienti del piano terra del museo.

Nell'ingresso del Centro, dove è installato il Wall Drawing #736 Rectangles of Color (1993) di Sol LeWitt (Hartford, 1928 - New York, 2007), Parisi aveva installato una versione del suo Observatorium (2004). Si tratta di una pila cubica svuotata realizzata con cartoni sagomati, già presentata, in varie versioni, alla Galleria Enrico Fornello di Prato (2004), alla Trinitatiskirche di Colonia (2005), nello spazio Quarter di Firenze (2005), alla Galleria Civica Montevergini di Siracusa (2006) e alla Lenbachhaus di Monaco di Baviera (2006). Il visitatore poteva accedere all'interno della grande struttura di cartone, di circa due metri e mezzo di lato, e attraverso alcuni fori praticati nelle pareti dell'installazione modificare la sua percezione dello spazio in cui l'opera era installata e, in questo caso, anche dell'intervento di LeWitt. Pensato come un rilievo orografico invertito, Observatorium funzionava da vero e proprio "osservatorio" sullo spazio museale.

Il percorso proseguiva nella Lounge, dove l'artista aveva realizzato l'installazione Come raggiungere la costa (museo) (2008). Parisi, innanzitutto, aveva coperto le vetrate curvilinee che corrono lungo il cortile con pannelli in plexiglass fluorescenti a dominante rossa. Col variare delle ore del giorno e delle condizioni atmosferiche, i pannelli proiettavano sullo spazio una straniante luce compresa tra il rosso e il violetto. Sulla parete di fronte, inoltre, aveva dipinto con della vernice argentata la restituzione anamorfica, stranamente allungata, di una carta nautica: da lì, il titolo dell'installazione. Per osservare la carta e godere della luce dell'ambiente, Parisi aveva inoltre installato nella Lounge due delle sue Bench for Everybody (2006), panche in cartone sagomato ottenute con la stessa tecnica costruttiva dell'Observatorium. Come aveva dichiarato l'artista intervistato da Lorenzo Bruni, «La sfida adesso è di porre l’attenzione sullo spazio che occupa lo spettatore e sul suo punto di vista hic et nunc, usando però sempre i mezzi della pittura e cercando di rinnovare i codici di questo linguaggio. Nel mio recente progetto per il Centro [...] lo spettatore camminava in un corridoio denso di colore, ovvero di luce, ottenuto semplicemente cambiando il materiale delle vetrate con un plexiglass rosso. Se osservava verso l’esterno, vedeva un paesaggio e un cielo come se fosse un quadro, se invece rivolgeva lo sguardo verso l’interno, sulle pareti, si trovava a confronto con un disegno in argento di una carta nautica deformata per ottenere una veduta costiera». L'intervento, inoltre, recuperava le ricerche dell'artista, avviate già all'inizio degli anni Novanta, sulle strategie di rappresentazione geografica.

L'ultimo ambiente, infine, era quello della Project Room: qui Parisi aveva installato, sui due lati di una stessa parete, due grandi dipinti, uno grigio e uno verde, della serie Coast to Coast (2006). A prima vista monocromi, i dipinti proseguivano l'indagine avviata dall'installazione, proponendo, tra strati di pittura acrilica e a olio, alcune linee derivate da rappresentazioni cartografiche.

A conclusione della mostra, accompagnata da un importante progetto editoriale, Parisi donò al Centro Pecci l'Observatorium e concesse in comodato una Bench, oltre ai due dipinti Coast to Coast.

Testo di: Giorgio Di Domenico