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Coast to Coast

Artista: Paolo Parisi

Anno: 2006

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio e acrilico su tela

Dimensioni: 260x520x5 cm

Provenienza: comodato dell'artista

Riferimento: 0892

Scheda dell'opera

Formatosi alla fine degli anni Ottanta tra Firenze, Monaco di Baviera e gli Stati Uniti, Paolo Parisi (Catania, 1965) aveva debuttato all'inizio degli anni Novanta e, sin dai suoi esordi, aveva concentrato la sua indagine sulla percezione e sull'esperienza cognitiva dell'arte. Vicino al contesto toscano, aveva esposto più volte alla Galleria Continua di San Gimignano, a Palazzo Fabroni a Pistoia, da Base/Progetti per l'arte a Firenze, alla galleria Spazio A di Pistoia e presso la galleria pratese di Nicola Fornello. Nel 2006, inoltre, aveva tenuto un'importante personale alla Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera. Due anni dopo, era stato invitato a presentare una mostra al Pecci, suo primo progetto personale in un'istituzione museale toscana, concepito come un articolato percorso site-specific che si snodava attraverso gli ambienti del piano terra del museo. A conclusione della mostra Parisi concesse in comodato al Centro Pecci i due dipinti Coast to Coast e una Bench, e donò l'Observatorium. 

L'ultimo ambiente della mostra, ricavato all'interno della Project Room, era dedicato ai due dipinti monumentali: entrambi dello stesso formato, oltre cinque metri di base, erano appesi su due lati di una stessa parete bianca. Entrando nella sala, ancora abbagliato dai riflessi rossi dell'ambiente precedente, il visitatore si confrontava innanzitutto con il dipinto grigio. Una volta girato attorno alla parete, poteva vedere l'analogo dipinto verde. L'esperienza congiunta dei due dipinti era fondamentale per la loro comprensione reciproca. Non si trattava di un abbinamento inedito: già nella personale Observatorium - Gegen den Strom, organizzata al Lenbachhaus di Monaco nel 2006, i due dipinti erano stati presentati insieme: in quel caso, però, erano allestiti su due pareti angolari, così da facilitare il confronto, una soluzione che verrà recuperata dal Centro Pecci in occasione della mostra del 2025 Smisurata. Opere XXL dalla Collezione del Centro Pecci

I due dipinti, dalla superficie particolarmente movimentata, sono ottenuti con complesse stesure a olio che richiamano le linee di una carta nautica (da qui il titolo Coast to Coast), su cui poi l'artista è intervenuto con uno strato omogeneo di pittura acrilica monocroma. Soltanto lungo i bordi del quadro l'artista ha lasciato evidenti i colori ad olio del fondo, con una sottile cornice cromatica che richiama le sue ricerche sulla percezione. 

Evocando le tracce della pittura ad olio che emergono attraverso l’acrilico, nel catalogo della mostra Saretto Cincinelli ha offerto una lettura sottile di questi dipinti: «Eccedenze prive di qualità proprie, che si definiscono per differenza e resistenza, aloni e tracce, entrano dunque a far parte dell’opera ma, col loro statuto ontologico difettivo, vi riemergono ‘facendo macchia’ nella ‘rappresentazione’. Declinando in chiave espressiva, ciò che ad un primo sguardo potrebbe apparire il prodotto di un’imperizia tecnica, Parisi tematizza così esplicitamente la sopravvivenza del prima nel dopo, o del sotto nel sopra, come mirabile metafora dell’infinito compiersi del quadro e dell’interminabilità del lavoro pittorico. Nutrito da simili indizi, lo sguardo dello spettatore attraversa lo spessore minimo della superficie monocroma trasformando la sua opacità in una sorta di trasparenza concettuale che gli consente di sfogliare e ricomporre la duplicità del quadro, decostruendone il procedimento generativo […] Occultando sotto una unitaria mano monocroma preesistenti tracciati policromi Paolo Parisi inverte, come suggerisce il titolo di una serie, la logica dell’abituale costruzione del quadro, mostrandoci, tramite una perdita d’evidenza che si dà come guadagno, che il prima (o il sotto) – ciò che appartiene irrevocabilmente al non-ancora dell’opera – può esser mostrato attraverso l’interdizione dell’eloquenza di quest’ultima. Ripiegandosi in se stessa la pittura mostra, infatti, non un soggetto (tradizionalmente inteso) ma una spaziatura, un divenir-spazio del tempo e un divenir-tempo dello spazio. Tramite un gioco apparentemente paradossale che sembra negare la possibilità dell’opera proprio mentre ce ne restituisce la potenzialità secondo una differente misura, l’artista interroga così il “linguaggio” della pittura non nella direzione del suo rinvio a… ma in quella del suo stesso farsi. Che ne è, allora, delle mappe che originariamente sottintendono alla sua operazione?». 

Testo di Giorgio Di Domenico