Scheda dell'opera
Nato a Galati, in Romania, nel 1930, rifugiatosi in Svizzera durante la seconda guerra mondiale e morto a Vienna nel 2004, Daniel Spoerri, nato Daniel Feinstein, è stato uno dei fondatori e degli esponenti più celebri del Nouveau Réalisme. Fortemente legato alla Toscana, dalla fine degli anni Ottanta visse stabilmente prima ad Arcidosso e poi a Seggiano, dove nel corso degli anni diede vita al Giardino di Daniel Spoerri, un grande parco artistico costruito attorno al suo studio.
Nel 2006, a conferma di questo legame col territorio toscano, il Centro Pecci organizzò la sua più importante retrospettiva italiana, Daniel Spoerri. Non per caso. In quell’occasione, l’artista donò alla collezione Figure humaine comparée avec celle de la chèvre et brébis (Figura umana confrontata con quella della capra e della pecora), un assemblaggio di oggetti vari – tra cui corna animali, maschere rituali e un teschio decorativo – costruito nel 1995 sopra una riproduzione stampata del disegno omonimo dell'artista e teorico delle arti francese Charles Le Brun (1619-1690).
Le Brun era caro a Spoerri soprattuto per un suo trattato dedicato alle somiglianze fisiognomiche tra gli esseri umani e gli animali, cui era direttamente collegato il disegno riprodotto sul fondo dell’opera. In essa, Spoerri recuperava i procedimenti costruttivi delle sue opere più celebri: i tableaux-pièges (Quadri-trappola) in cui sin dagli anni Sessanta raccoglieva gli oggetti di uso quotidiani incontrati in camere d’albergo e occasioni conviviali.
Legata alla serie del Carnaval des animaux (1995-1996), l’opera condensa una sottile riflessione sul rapporto tra esseri umani e animalità. Come ricostruito da Margherita d’Ayala Valva, «Per destrutturare il sistema antropocentrico e antropomorfico l’artista gioca sul doppio senso visivo: la maschera si perde nel mostruoso come nel bestiario medievale. Eppure, a differenza di questo, l’essere ibrido che ne deriva non è un segno da interpretare con sicurezza, ma rappresenta bene la condizione ‘postumana’ dell’età contemporanea, in cerca di simbiosi con una natura di cui non è più il centro. L’uomo-pecora e l’uomo-capra, classificato come in un’illustrazione scientifica e definito in forma di coppie di surrogati come nel racconto biblico dell’arca di Noè, viene poi circondato da corna e amuleti, frammenti e oggetti magici, come sul banco di un mercato delle pulci. Gli elementi sono dunque rimandi oggettuali assemblati carnevalescamente: all’osservatore si chiede la disponibilità a riconoscere, a completare e arricchire l’opera in base alle proprie associazioni, aggiungendo quindi caso al caso».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Stefano Pezzato, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 110-113
Margherita d’Ayala Valva, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 168-171
