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In the field of my father

Artista: Leonid Tishkov

Anno: 2006

Tipologia: installazione

Tecnica: fotografia in bianco e nero, plastica, suono, luci, macchina del vento

Dimensioni: ambientali cm

Provenienza: acquisto presso l'artista

Riferimento: 0634

Scheda dell'opera

Leonid Tishkov (Urali, 1953) ha esordito negli anni Ottanta con lavori ironici e politici ispirati ai linguaggi dei fumetti e dei cartoni animati. A partire dagli anni Novanta il suo lavoro ha preso una scala più grande, con installazioni e pièce teatrali che catapultavano lo spettatore in situazioni grottesche e surreali. Parallelamente, ha iniziato a esplorare i temi della memoria e del ricordo, con performance e installazioni spesso caratterizzate dalla presenza del simbolo più riconoscibile della sua pratica: la luna crescente (Private Moon, 2003-2017).

All’interno di Progressive Nostalgia, la rassegna del 2007 dedicata dal Centro Pecci all’arte post-sovietica, Tishkov ha presentato un’installazione immersiva apparentemente distante dalle sue opere più note: In the Field of My Father, poi acquistata dal Centro, è infatti un lavoro allo stesso tempo privato e politico, composto da una grande fotografia in bianco e nero,  una traccia sonora, delle luci e una macchina del vento. L’opera è dedicata alla memoria del padre dell’artista, comandante di un plotone di artiglieria sovietico, catturato dai tedeschi vicino a Belgorod nel 1941. Rimasto nei campi di prigionia tedeschi per quattro anni, era stato infine liberato dagli americani. Quindi era stato trasferito nei campi sovietici di selezione in Siberia, da dove aveva infine fatto ritorno a casa, negli Urali, alla fine della guerra. Rimossa dalle narrazioni familiari, questa fase della vita del padre era nota all’artista soprattutto nella parte relativa all’arresto: il padre che vagava da solo dopo che il suo plotone si era disperso attraverso un campo a Belgorod, i tedeschi che lo individuavano e lo arrestavano, mettendo fine alla sua Guerra senza che neanche fosse davvero iniziata. L’artista ha quindi deciso di recarsi a Belgorod, al confine con l’Ucraina, e ripercorrere i passi di suo padre. Fotografato in mezzo al campo, con le mani alzate nello stesso gesto di resa che aveva segnato la fine della guerra del padre, ripropone all’osservatore dell’installazione quella stessa esperienza esistenziale, legata alla sua storia familiare, ma caricata di un valore universale.

Come scriveva Tishkov nel catalogo della rassegna, «Tutto intorno a me si è trasformato nell’eternità. Il mio cammino in questo campo è diventato un eterno ritorno, un simbolo del cammino stesso, della memoria. Quando scorsi le sagome indistinte degli alberi in lontananza, provai la stessa paura di mio padre quando vide gli alberi neri e i soldati tedeschi, che si dirigevano verso di lui con le armi in pugno. Per qualche istante diventai mio padre, persi me stesso, così come un uomo che si trova nella steppa sconfinata, nel deserto o in un bosco fuori dal sentiero battuto perde la propria designazione. Tutto continua a esistere solo nella tua memoria, ma in questi posti non c’è più bisogno del passato, esiste solo il tuo corpo cavo, leggero come uno stelo secco di granoturco, e il sentiero quasi invisibile che porta chissà dove, nella nebbia. Forse l’attesa della morte è simile al cammino per queste vie». E ancora: «Lui sono io, mio padre, tuo padre, e tu stesso, che te ne stai nel campo, tra la terra e il cielo, nel vuoto, come una particella dell’eternità muta. L’eternità stessa».

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Leonid Tishkov, In the Field of My Father, in Progressive Nostalgia. Arte contemporanea dall’ex URSS, catalogo della mostra a cura di Viktor Misiano, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato 2007, pp. 110-113