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Majakovski-Osmolovsky

Artista: Anatoly Osmolovsky

Anno: 1993

Tipologia: fotografia

Tecnica: fotografia in bianco e nero

Dimensioni: 100x70 cm

Provenienza: comodato della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato

Riferimento: 0628

Scheda dell'opera

Nel 1993, l’artista moscovita Anatoly Osmolovsky, appena ventiquattrenne, si era fatto issare da una gru sulla spalla destra della scultura del poeta Vladimir Majakovskij (Bagdati, 1893 - Mosca, 1930), suicida neanche quarantenne a causa degli attacchi del regime staliniano. Il monumento, realizzato dallo scultore Aleksandr Pavlovič Kibal’nikov (Orechovo, 1912-Mosca, 1987) che per questo motivo ottenne il Premio Lenin, era stato eretto nel 1958 sulla piazza dedicata al poeta, chiamata informalmente Majakovka e diventata da subito, nella Mosca del primo disgelo, un punto di riferimento della comunità poetica dissidente cittadina. 

Quando Osmolovsky compì la sua azione, pochi anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica, lo spazio urbano era significativamente tornato al suo nome originale: Triumfal’naja Ploščad, o Piazza della Vittoria. Sulla cima del monumento l’artista si era acceso un grosso sigaro, simbolo borghese per eccellenza, e aveva poi ribattezzato la sua azione Viaggio di un Netsezudik nella terra di Brobdingag, appropriazione diretta del lessico e dei riferimenti del romanzo I viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift: dichiaratamente, si era issato “sulle spalle dei giganti”.

L’operazione era un attacco diretto all’ipocrisia del rapporto dell’Unione Sovietica con la tradizione rivoluzionaria: tra i fondatori del gruppo radicale LEF, il poeta avrebbe probabilmente disprezzato quel magniloquente monumento realista. Come scriveva la filosofa Keti Chukhrov nel testo Deidelogizzare il sovietico, pubblicato in appendice al catalogo Progressive Nostalgia, rassegna in occasione della quale l'opera venne acquisita, «le performances degli anni Novanta di Anatoly Osmolovsky “Huj” (“Cazzo”), “Majakovskij” e “Barrikada” (“Barricata”) avevano un significato politico reale, nella misura in cui trasponevano i simboli sovietici nei nuovi spaces segnati dalla vittoria della mentalità liberal-borghese. Quest’ultima aveva difatti continuato a esistere parallelamente al regime sovietico, trasformando a poco a poco gli antichi estimatori di Boris Pasternak e Iosif Brodskij nei nuovi capitalisti “selvaggi”». 

Negli anni passati Osmolovsky, tra i fondatori del gruppo E.T.I. (Espropriazione del territorio dell’arte, 1988-1992), aveva partecipato a quello che è spesso considerato l’atto di nascita dell’azionismo moscovita, sviluppatosi in opposizione al più celebre concettualismo di Mosca: l’operazione E.T.I.-TEXTE (1991) in cui i membri del gruppo avevano fatto sdraiare a terra delle persone sulla Piazza Rossa in modo da formare con i loro corpi, di fronte al mausoleo di Stalin, la parola “huj”, ovvero “cazzo”. Sempre in quei mesi, Osmolovsky aveva realizzato col gruppo l’azione Silent Parade (Crawling): uno strisciare collettivo dalla fermata della metropolitana più vicina sino al monumento a Majakovskij, allegorizzazione del passaggio dal socialismo al capitalismo. 

La partecipazione dell’artista a Progressive Nostalgia era dunque facilmente comprensibile, così come la scelta del Centro di acquistare una delle sue opere più celebri, esposta in quello stesso anno, in una versione leggermente diversa, a documenta 12 di Kassel. Già dagli Novanta, infatti, Osmolovsky aveva conosciuto una prima popolarità internazionale, prendendo parte anche a mostre in Italia: Multiplicity Culture al Museo del Folklore di Roma nel 1992, Aperto 93 alla Biennale di Venezia dell’anno successivo e Caravanserai of Contemporary Art a Pescara nel 1995. Dopo aver partecipato a Manifesta II (2000), alla 25a Biennale di San Paolo (2002) e alla 50a Biennale di Venezia (2003), nell’anno di Progressive Nostalgia Osmolovsky aveva ottenuto il titolo di “artista dell’anno” alla prima edizione del Premio Kandinsky, sponsorizzato dalla Deutsche Bank per favorire lo sviluppo dell’arte contemporanea russa.

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Aleksandra Obukhova, Project: Majakovsky/Osmolovsky, in Exchange, numero speciale di «Segodnia», settembre 1993

Keti Chukhrov, Deidelogizzare il sovietico, in Progressive Nostalgia. Arte contemporanea dall’ex URSS, catalogo della mostra a cura di Viktor Misiano, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato 2007, pp. 202-207

Andrey Kovalev, Against All. Toward a History of Protest Art in Russia. Time of Action, in Art Riot. Post-Soviet Actionism, Saatchi Gallery, Londra 2017, pp. 196-215