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Nobody Knows

Artista: Paolo Canevari

Anno: 2010

Tipologia: scultura

Tecnica: battistrada di pneumatici su struttura in legno

Dimensioni: 200x200x200 cm

Provenienza: donazione dell'artista

Riferimento: 0738

Scheda dell'opera

Paolo Canevari (Roma, 1963) è stato tra i protagonisti dell'arte italiana al passaggio tra gli anni Novanta e Duemila. Formatosi al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Roma, alla fine degli anni Ottanta Canevari si era trasferito a New York, dove aveva lavorato come assistente degli artisti Nam June Paik (Seul, 1932 - Miami, 2006) e Robert Yarber (Dallas, 1948). Nel 1989 aveva debuttato alla Wessel O’Connor Gallery con l’installazione Rocce. L’anno successivo era stato incluso nella rassegna Being There – Being Here. Nove prospettive nella nuova arte italiana, allestita a Los Angeles dalla critica Alessandra Mammì. Erano quindi seguiti l'invito a Small Medium Large. Lifesize, la collettiva organizzata dal Centro Pecci al termine del primo corso per curatori, e l'avvio di una carriera internazionale, con mostre e progetti personali, tra gli altri, al Palazzo delle Papesse a Siena (2001), al MoMA PS1 di New York (2004), al MART di Rovereto (2006) e al MACRO di Roma (2007). Aveva partecipato, inoltre, alla Quadriennale di Roma del 2000, alla Biennale di Liverpool del 2004, alla Whitney Biennial del 2006 e alla Biennale di Venezia del 2007. Nel marzo 2010 il Centro Pecci aveva ospitato una grande mostra personale dell'artista, Nobody Knows, a cura di Germano Celant (Genova, 1940 - Milano, 2020). A conclusione della mostra, l'artista aveva donato al Centro un'acquaforte e la scultura che aveva dato il titolo alla personale. 

Nobody Knows (2010) è una grande sfera in legno di due metri di diametro, ricoperta di battistrada di pneumatici. Sin dagli anni Novanta Canevari aveva fatto ricorso agli pneumatici all'interno della sua pratica, rendendoli uno degli elementi più riconoscibili della sua estetica. Interessato al loro aspetto industriale, al loro legame con le possibilità di movimento, al loro peso ecologico e a tutto l'immaginario stradale che portano con sé, l'artista li aveva spesso utilizzati per ottenere immagini di guerra, di violenza o di spiritualità. Nel caso di Nobody Knows, servivano a rendere la superficie di un pianeta impossibile, una sorta di Terra alternativa che l'artista aveva creato ed era ora chiamato ad abitare. In occasione dell'apertura della mostra, infatti, Canevari era rimasto per ore seduto immobile in equilibrio sulla sfera. Come altre sculture dell'artista, Nobody Knows era dunque nata come elemento di una performance: fotografata durante l'azione, e dunque inserita in ancora altri lavori, aveva poi conosciuto una vita autonoma come opera tridimensionale, sconnessa dalla dimensione performativa. 

Nel settembre 2010, interrogato dalla storica dell'arte Francesca Pietropaolo sul significato dell'opera, l'artista ne aveva offerto una spiegazione esaustiva, chiarendo molti dei suoi riferimenti simbolici e iconografici: «Nobody Knows è nata come immagine. Nella performance, mi siedo su questa grande sfera costituita da una struttura di legno ricoperta di pneumatici, che diventa una sorta di piccolo mondo. Come immagine, potrebbe richiamare alla mente quella del Piccolo Principe seduto a guardare il tramonto, così come è descritta nel famoso racconto di Antoine de Saint-Exupéry. Evoca anche altri riferimenti — la solitudine, il barone di Münchhausen in sella a una palla di cannone — ma il mio obiettivo è sottolineare il mistero dell’arte, che in definitiva è il mistero della vita. L’opera d’arte ha una vita propria, autonoma e indipendente, in quanto esiste al di là dei significati che le attribuiamo [...] Nobody Knows riguarda l’idea che l’ispirazione artistica nasca da sé stessa, per così dire. La porti dentro di te, e solo Dio sa da dove provenga! A mio parere, nel 90% dei casi nemmeno l’artista sa esattamente cosa sta facendo, ma lo fa comunque. C’è anche un elemento divertente in tutto questo, poiché nell’arte esiste una sorta di bisogno di concretizzare qualcosa attraverso un atto creativo. Pertanto un artista non potrebbe mai essere un assassino, perché in un certo senso è una madre. La mia performance riflette questa nozione di un mondo donato agli altri». 

Il titolo dell'opera, traducibile come "nessuno sa", sembra esprimere esattamente questa dimensione inattingibile dell'ispirazione artistica. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Francesca Pietropaolo, Art is a Political Opportunity: Paolo Canevari with Francesca Pietropaolo, «The Brooklyn Rail», 6 settembre 2010 (online)