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Ombra

Artista: Paolo Canevari

Anno: 1992

Tipologia: installazione

Tecnica: disegno a biro su carta, rifili di carta nera

Dimensioni: 400x1200 cm

Provenienza: acquisto presso l’artista

Riferimento: 0054

Scheda dell'opera

Laureatosi in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, alla fine degli anni Ottanta Paolo Canevari (Roma, 1963) si trasferisce a New York dove lavora come assistente di Nam June Paik e Robert Yarber. Nel 1989 debutta alla Wessel O’Connor Gallery con l’installazione Rocce. L’anno successivo è incluso nella rassegna Being There – Being Here. Nove prospettive nella nuova arte italiana allestita da Alessandra Mammì a Los Angeles. Nel 1992 è invitato da Cristiana Perrella a prendere parte alla collettiva Small Medium Large. Lifesize, esito del primo corso per curatori del Centro Pecci. Qui presenta la grande installazione Io sono qui, in cui l’opera Ombra (1992), poi entrata nella collezione del Centro, è circondata da oggetti disparati (uno stivale, un pesce di plastica, un disegno, una teiera…) chiusi in calze di nylon nero appese alle pareti. Dal soffitto incombe Ombra: una grandissima tela di dodici metri per quattro, su cui l’artista ha disegnato con una biro nera una minacciosa sagoma cornuta, forse un demone, la cui ombra è resa tridimensionalmente sul pavimento della sala con una grande massa di rifili di carta nera. Il gesto ossessivo della penna sulla tela, replicato anche in alcuni fogli più piccoli chiusi nelle calze, aggiunge un senso di angoscia catastrofica all’opera. Lo stessa insistenza ripetuta ritorna nelle strisce di carta nera che come tratti di penna danno corpo all’ombra del demone. Come scriveva Perrella nel catalogo della mostra, «L’elemento di contatto, il testimone passato di opera in opera, è il nero. Nero, inteso non come colore ma come luogo, stato d'animo, motivazione scura del lavoro [...] In lo sono qui il nero è il passato quando sembra inghiottire i ricordi e li nasconde lasciandone filtrare solo i contorni sfumati. La femminilità che si aggira tra questi ricordi domestici e lontani è infine anch’essa nera quando la morbida setosità delle calze accoglie e porta in sé le cose, come nel buio di un ventre materno. Ancora una volta il nero conduce ad un luogo della trasformazione, ancora una volta riporta al ciclo senza fine della vita e della morte».

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Danilo Eccher (a cura di), Paolo Canevari. Nothing from Nothing, Electa, Milano 2007

Desdemona Ventroni, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 36-37