Scheda dell'opera
Non privi di quella che in catalogo il pittore Luca Bertolo (Milano, 1968) definiva “autocensura inconsapevole”, i due quadri Senza titolo entrati in collezione in occasione della rassegna Nessuna paura. Arte italiana dopo il 2000 condensano una forma di raffreddamento della pittura: “si tratta di recuperare il gesto accompagnandolo alla riflessione sul gesto”. Tutta la produzione di Bertolo, del resto, oscilla schizofrenicamente tra le due possibili risposte all’interrogativo pressante sulla possibilità e il senso di fare pittura dopo la fine delle avanguardie: “Molto del valore che ha la pittura è irriducibile a un concetto, a un’idea e quindi ad una verbalizzazione; d’altra parte, credo che non possa esistere più una pittura che non faccia i conti con la grammaticalità in quanto soggetto, seppur parziale, del suo operare”. In particolare, di queste “ultime tele a macchie”, realizzate a olio su tela e installate su pedane di legno, Bertolo sottolineava l’ambiguità concettuale: “la macchia in sé è quanto di più informe ci sia, in termini figurativi, ma il quadro nel suo complesso cerca di rappresentare la potenzialità pura della pittura e, se ci riesce, lo fa in termini concettuali…”.
Testo di Giorgio Di Domenico
