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Senza titolo

Artista: Jannis Kounellis

Anno: 1985–1995

Tipologia: installazione

Tecnica: lastre di ferro, piombo, coltelli, cannelli in rame, gas

Dimensioni: 200x420x10 cm

Provenienza: comodato degli Amici del Museo

Riferimento: 0119

Scheda dell'opera

Nato al Pireo, presso Atene, appena ventenne, Jannis Kounellis si stabilisce a Roma. Esordisce come pittore tracciando segni, lettere e numeri su grandi lenzuola bianche. Verso la metà degli anni Sessanta, come altri giovani artisti italiani gravitanti attorno a Piazza del Popolo, si avvicina a linguaggi e tematiche Pop: i suoi soggetti, però, sono strane marine greche, vecchie canzoni, rose bianche e rose nere. Verso il 1966 incornicia uno dei suoi grandi quadri di rose con una fila di gabbie di uccellini: il quadro si attiva, è contaminato dalla natura, bisogna prendersene cura. Il passo è radicale e indirizza la sua ricerca degli anni successivi, sempre più concentrata sull’interazione tra natura e artificio, sensibilità e struttura: un pappagallo vivo si staglia contro un pannello di metallo, una rete per materassi è coperta di lana grezza, dodici cavalli vivi invadono una galleria.

Precettato da Germano Celant nella compagine dell’Arte povera, ne diventa uno degli esponenti più rappresentativi, affermandosi rapidamente a livello internazionale. Negli anni Settanta la sua ricerca si dilata e rarefà, assumendo spesso dimensioni ambientali e implicando atti performativi: un pianista suona ossessivamente il Va, pensiero, una lampada a petrolio brucia davanti a una parete coperta d’oro, l’artista col volto coperto siede a un tavolo ingombro di frammenti di statua. Assemblato un suo, personale e riconoscibile alfabeto poetico, negli anni Ottanta Kounellis avvia una meditata riflessione autoretrospettiva, recuperando, riassemblando e riproponendo moduli e unità di significato che hanno attraversato la sua produzione.

Nell’opera del Centro Pecci, Senza titolo, sette fiamme sprigionate da bruciatori a gas animano due grandi pannelli di ferro circondati da diciotto grossi coltelli piantati nel piombo. La violenza cruda degli oggetti non compromette la composizione: il quadro, come sempre, è composto con la sapienza del pittore. L’opera, esposta per la prima volta negli spazi del Centro in occasione della presentazione della Collezione permanente inaugurata nello Spazio Collezione il 26 giugno 1988, fu acquistata dagli Amici del Museo e concessa in comodato. Pochi anni dopo, nell’estate del 2001, non fu inclusa nella grande retrospettiva dell’artista organizzata al Centro da Bruno Corà.

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Stefano Pezzato, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 66-67