Scheda dell'opera
Sin dai primi anni Novanta, l’artista svizzera Sylvie Fleury (Ginevra, 1961) realizza opere e installazioni incentrate sui meccanismi di desiderio alla base della società contemporanea. Appropriandosi di linguaggi tipici della storia dell’arte contemporanea, dalla Pop Art al Minimalismo, Fleury ne distorce e inquina i meccanismi di funzionamento, assemblando sottili dispositivi ideologici. Moda e cinema offrono un armamentario inesauribile di riferimenti possibili, rielaborati in chiave post-femminista e trasformati in critiche implicite, iper-seducenti, alle politiche di genere e alle dinamiche di costruzione di valore contemporanee.
Nel 1990, con opere come The Art of Survival e C’est la Vie!, Fleury assembla negli spazi espositivi composizioni di shopping bag; nel 1991 realizza Cuddly Paintings rivestiti di pelliccia sintetica e Pucci Paintings in cui ripropone su tela i motivi modernisti disegnati da Emilio Pucci per i suoi foulard. L’anno successivo, avvia una serie di Concetto Spaziale, opere in cui gli iconici tagli su tela di Lucio Fontana vengono replicati su tessuti eterogenei. Per il grande Concetto Spaziale Jeans del Centro Pecci, ad esempio, l’artista buca ripetutamente, proprio come Fontana, un grande scampolo di denim. Il sovvertimento del supporto stabilisce un legame diretto tra due sistemi di creazione di valori capitalisti, l’arte e la moda. Non solo: se rapportata alla moda dei jeans slavati, consunti e bucati, l’opera assume ulteriori implicazioni ironiche. Già nel 1986 Maurizio Cattelan (Padova, 1960) si era appropriato dell’immaginario associato alle opere di Fontana, mantenendo un supporto canonico, ma squarciandolo con tre tagli disposti a formare l’iconica “zeta” di Zorro.
Il Concetto Spaziale Jeans fu acquistato dal Centro in occasione della rassegna Small Medium Large. Lifesize, organizzata nel 1992 a conclusione del primo corso italiano per curatori di arte contemporanea. L’artista era stata invitata da Luisa Borio, l’anno successivo al suo debutto con due mostre personali alla Galerie Philomene Magers di Bonn e alla Galerie Rivolta di Losanna. Sempre nel 1992, Fleury aveva preso parte a due collettive cruciali per il decennio: No Man’s Time a Villa Arson a Nizza e Post Human alla Fondation Asher Edelman di Losanna, poi passata al Castello di Rivoli. Al Centro Pecci varie tele ispirate a Fontana erano state affiancate a una collezione di shopping bag di Chanel e alla gigantografia della copertina del numero di febbraio 1992 della rivista di moda «Allure».
Testo di Giorgio Di Domenico
Bibliografia e sitografia
↓ Bibliografia sull'opera
Lucrezia Calabrò Visconti (a cura di), Sylvie Fleury. Turn Me On, Corraini, Mantova 2022
