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Traumacube

Artista: Vik Muniz

Anno: 1992

Tipologia: scultura

Tecnica: cubo di acciaio, traccia audio

Dimensioni: 150x150x150 cm

Provenienza: acquisto presso l'artista

Riferimento: 0057

Scheda dell'opera

Formatosi alla Fundação Armando Alvares Penteado di San Paolo, il brasiliano Vik Muniz (San Paolo, 1961) esordisce nel 1988 con una mostra di fotografie alla Stux Gallery di New York. Nel 1990 viene incluso nella collettiva On the Edge. Between Sculpture and Photography al Cleveland Center for Contemporary Art, l’anno successivo partecipa alla rassegna Anni Novanta ordinata a Bologna da Renato Barilli, nel 1992 è tra i protagonisti di Flux Attitudes al New Museum di New York. Quell’anno espone anche presso la galleria torinese di Claudio Bottello e viene invitato da Emilia Terragni a prendere parte a Small Medium Large. Lifesize, la collettiva che chiude il primo corso per curatori del Centro Pecci. Qui presenta tre lavori accompagnati da una citazione di Franz Kafka: l'installazione Hung High, Shirt che si estende dalla parete al pavimento, il video Avant-garde che propone in loop la parola "fine" prelevata da alcuni film italiani degli anni cinquanta e, appunto, Traumacube. Si tratta di una disturbante presenza scultorea: un cubo in acciaio deformato, accompagnato da una traccia sonora registrata durante il suo danneggiamento. I colpi che gli sono stati inflitti risuonano così perpetuamente, accompagnando l'oggetto e riproponendo continuamente il "trauma" evocato nel titolo. 

Testo di Giorgio Di Domenico