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Weltanschauung

Artista: Emilio Isgrò

Anno: 2007

Tipologia: tecnica mista

Tecnica: 12 pannelli a tecnica mista

Dimensioni: 220x900 cm

Riferimento: 0600

Scheda dell'opera

Dopo gli esordi come poeta sperimentale nella Milano degli anni Cinquanta e un’intensa attività di cronista culturale per il «Gazzettino», Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Grotto, 1937) si afferma nel sistema dell’arte italiano nel corso degli anni Sessanta con le sue “cancellature”: obliterazioni sistematiche di parole e immagini, estese progressivamente a coprire interi libri. Invitato alla Biennale di Venezia nel 1972 – e poi ancora nel 1978, 1986 e 1993 – partecipa alle principali rassegne artistiche degli anni Settanta, collocandosi con sorprendente coerenza e progressiva carica politica al confine tra ricerche concettuali e poesia visiva. Nel 1976 lo CSAC di Parma ospita la sua prima retrospettiva, l’anno successivo ottiene il primo premio alla Biennale di San Paolo. Protagonista delle ricerche artistiche italiane del Novecento, è inserito in numerose rassegne organizzate dal Centro Pecci: Entr’acte (1998), Primo Piano (2006), Italian Genius Now (2007-2009), Oltre il grande rettile (2010), Invito al viaggio (2011), Parole, parole, parole… (2013-2014). Nel 2008, inoltre, Marco Bazzini e Achille Bonito Oliva curano una sua grande mostra personale, Dichiaro di non essere Emilio Isgrò, nelle sale del Centro, seguita dalla mostre Var Ve Yok curata nel 2010 da Bazzini all’Università Aydin di Instanbul e “Maledetti toscani, benedetti italiani”: ritratti incancellabili curata da Stefano Pezzato al Palazzo Pretorio di Prato.

In occasione della mostra personale del 2008, l’artista dona al Centro tre opere, tra cui la grande cancellatura geografica, composta da dodici tele montate su una struttura di legno, per un totale di nove metri di lunghezza, Weltanschauung (2007). Come ricostruito da Nadia Rizzo, «per questa composizione l’artista è partito da ingrandimenti fotografici di carte topografiche prese dall’edizione italiana, stampata nel 1908 dalla ditta milanese Sperling & Kupfer, dello Hand-Atlas di Adolf Stieler: si tratta di un atlante originariamente pubblicato in Germania che godette di grande fortuna editoriale». Intervenendo ad acrilico sulle dodici tavole relative a diversi paesi del mondo, Isgrò cancella quasi tutte le località geografiche indicate nelle mappe, rendendole di fatto inservibili. 

«I dodici brani cartografici che formano Weltanschauung propongono una variante ipertrofica e ravvicinata del mondo: i confini delle terre stanno qui in visibile, e geograficamente assurda, continuità tra di loro, contribuendo a creare nell’osservatore un diffuso senso di disorientamento, blandamente mitigato dall’emergere di sparuti macro-toponimi in lingua tedesca. Considerata anche la distanza cronologica che separa Weltanschauung dalla fioritura dell’arte concettuale degli anni Sessanta e Settanta, si può dedurre che sono più che altro leggi (e interrogativi) formali a governare la logica di questo montaggio di tele: la denuncia della convenzionalità del segno e del senso, tradizionalmente condotta da Isgrò attraverso il processo della cancellatura, cede il passo a una ricerca di risultati più propriamente pittorici. L’artista infatti, incalzato da Celant a svelare il suo tardo approdo alla pittura, dirà: “A volte cancello interi continenti, e lì prevalgono criteri puramente espressivi e pittorici basati su equilibri e spazi come in un quadro vero e proprio”», ancora Rizzo. 

Testo di Giorgio Di Domenico

Bibliografia e sitografia

↓ Bibliografia sull'opera

Marco Bazzini, scheda in Marco Bazzini, Stefano Pezzato (a cura di), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. La collezione, Giunti, Firenze 2009, pp. 60-63

Germano Celant, Emilio Isgrò, Treccani, Roma 2019, pp. 372-373

Nadia Rizzo, scheda in Flavio Fergonzi (a cura di), Arte contemporanea per la Carovana. Opere del Centro Pecci di Prato alla Scuola Normale Superiore, Edizioni della Normale, Pisa 2023, pp. 64-67