La mostra, curata da Filippo Maggia (Biella, 1960), dal 1999 guest curator del Centro Pecci per la fotografia contemporanea, raccoglieva le opere a soggetto urbano di dodici fotografi italiani e internazionali, a diversi stadi della loro carriera.
Informazioni sulla mostra
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La mostra si inseriva in una serie di mostre fotografiche ospitate dal Centro Pecci, avviata da Un’altra obiettività (1988) e poi proseguita con la personale di Robert Mapplethorpe (1993), L’immagine riflessa (1995) e la personale di Nobuyoshi Araki (2000). Come scriveva Maggia in catalogo chiarendo l’idea della mostra, «nonostante l’evoluzione della società contemporanea attraverso tutte le sue manifestazioni ci spinga verso luoghi che sempre con maggior difficoltà riusciamo a riconoscere, metropoli che non sappiamo più distinguere l’una dall’altra, l’individuo, il singolo individuo continua a sentire la necessità di appartenere a un luogo, magari senza nome, che lo aiuti ad avere una propria identità. In questo, la fotografia contemporanea può giocare un ruolo forte, primario».
La sezione principale della mostra, allestita nelle sale del museo, presentava le ricerche di dieci fotografi. Di Thomas Struth (Geldern, 1954), celebrato esponente della Scuola di Düsseldorf già incluso in Un’altra obiettività, erano esposte quindici vedute cittadine anche di grande formato, realizzate tra il 1991 e il 2000. Molte di esse provenivano da collezioni italiane e dalla Galleria Monica De Cardenas di Milano. Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013), maestro riconosciuto della fotografia d’architettura italiana appena omaggiato da una personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam (Urban Views, 2000), presentava una veduta di Beirut del 1991 e una di Palermo del 1998. Il giapponese Keizo Kitajima (Nagano, 1954) era presente in mostra con undici vedute urbane di città nipponiche, scattate tra il 1989 e il 2000. Philip Lorca di Corcia (Hartford, 1953), esponente di spicco della nuova fotografia statunitense, esponeva sedici scatti cittadini concentrati sugli abitanti delle metropoli, realizzati tra il 1993 e il 2000. Con le sue tredici fotografie scattate tra il 1997 e il 2000, Hannah Starkey (Belfast, 1971) documentava la vita quotidiana e i paesaggi urbani dell’Irlanda del Nord. L’indiano Raghubir Singh (Jaipur, 1942-New York, 1999), recentemente scomparso, era ricordato con sedici fotografie di rituali e paesaggi indiani, realizzate tra il 1982 e il 1995. Il fotografo e scrittore inglese Henri Bond (Londra, 1966) esponeva sedici fotografie in bianco e nero, tutte stampe uniche del 1999, che documentavano la vita quotidiana nella Londra di fine millennio. L’ucraino Boris Michajlov (Charkiv, 1938), rappresentato dalla galleria torinese di Guido Costa, presentava due installazioni recenti: At Dusk (1993), con piccole fotografie virate in blu, e Case History (1999), composto da sette grandi fotografie a colori. Infine, la ceca Jitka Hanzlová (Nàchod, 1958), nota in Italia per le sue mostre presso la galleria milanese di Raffaella Cortese, presentava trenta ritratti femminili scattati a New York e in varie città europee tra il 1999 e il 2000.
Alla mostra principale, allestita nelle grandi sale dell’edificio disegnato da Italo Gamberini, erano affiancati i due progetti speciali del duo Luca Andreoni_Antonio Fortugno (Sesto San Giovanni, 1961; Novi Ligure, 1963) e di Francesco Jodice (Napoli, 1967). Ai giovani fotografi italiani era stato riservato lo spazio speciale ricavato sotto l’anfiteatro. Andreoni e Fortugno presentavano stampe a colori, cinque di grande formato e quarantesette di formato più piccolo, del loro progetto Tracce2 (2001) dedicato all’architettura degli anni Sessanta-Ottanta della periferia milanese. Francesco Jodice, invece, esponeva due gruppi di scatti del progetto What We Want (2000), dedicati a incontri casuali ed eterogenei con momenti di vita in varie città del mondo.
La mostra offrì l’occasione per arricchire le collezioni fotografiche del Centro: oltre a una parte del progetto di Andreoni e Fortugno, entrarono in collezione anche una fotografia scattata a Calcutta da Philip Lorca diCorcia e due immagini, sempre a soggetto indiano, di Raghubir Singh.
Testo di: Giorgio Di Domenico



