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Mohamed Keita - KENE/Spazio

WEB TV / PECCI CONTEMPORARY



Mohamed Keita: KENE/Spazio mostra a cura di Sara Alberani, promossa da Fondazione Pianoterra Onlus, si è svolta presso il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dal 20 febbraio al 23 agosto 2020, ed è attualmente al MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

 

KENE è un laboratorio permanente di fotografia fondato da Mohamed Keita a Kanadjiguila (Bamako) nel 2017 e che attualmente conta una decina di partecipanti tra i 10 e i 18 anni. È insieme spazio educativo, luogo di relazioni e di cura, e memoria viva del quartiere grazie alla produzione quotidiana di immagini.

 

La mostra fotografica illustra in circa 60 immagini il percorso visivo quotidiano di KENE nei suoi primi due anni di attività, insieme ad una documentazione per immagini di quanto realizzato nei laboratori e nelle attività educative. Due video con interviste e momenti quotidiani, insieme a una breve selezione fotografica firmata da Keita, chiudono il percorso espositivo.

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Ren Hang. Nudi | intervista a Cristiana Perrella

Ren Hang. Nudi

a cura di Cristiana Perrella

04 giugno —30 agosto 2020

 

Esplicito ma anche poetico, il lavoro dell’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (1987– 2017) è esposto per la prima volta in Italia con una selezione di 90 fotografie, accompagnate da un portfolio che documenta il backstage di uno shooting di Ren Hang nel Wienerwald nel 2015 e un’ampia sezione di libri rari sul suo lavoro. Ren Hang è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo. Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo pure, permeate da un senso di mistero e da un’eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. Piuttosto che suscitare desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo, sfidando la morale tradizionale che ancora governa la società cinese. In Cina infatti, il concetto di nudo non è separabile da quello di pornografia e il nudo, come genere, non trova spazio nella storia dell’arte. Le fotografie di Ren Hang sono state per questo spesso censurate. “Siamo nati nudi…io fotografo solo le cose nella loro condizione più naturale” (Ren Hang).


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