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Robert Morris "Blind Time drawings, 1973-2000" | 2005

网视 / PECCI VINTAGE



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Blind Time drawings, 1973-2000

a cura di Jean-Pierre Criqui

26 febbraio - 29 maggio 2005

 

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci nel 2005 ha presentato una grande mostra dedicata a Robert Morris, uno dei massimi esponenti della Minimal Art, che tra l’altro ha lasciato nel territorio pratese e pistoiese opere significative come l’altare, l'ambone bronzeo a forma di manto ed il candeliere nel Duomo di Prato, la scultura Quattro per Donatello nel chiostro del Museo dell'Opera del Duomo.

 

Per la prima volta in assoluto sono stati esposti insieme un numero così considerevole di Blind Time Drawings: circa 80 disegni scelti tra le 6 serie che formano il corpus completo di questo lavoro a cui Morris si è dedicato per più di trent’anni. Dai primi disegni del 1973 fino ai più recenti Moral Drawings del 2000, con una particolare enfasi sulla quarta serie, un gruppo di opere ispirate dagli scritti del filosofo Donald Davidson (Drawing with Davidson, 1991), oltre ad alcuni disegni che non appartengono a nessuna delle sei serie, come i Crisis Drawings. I Blind Time Drawings sono disegni realizzati dall'artista ad occhi chiusi o bendati, previa una breve stesura delle indicazioni che seguirà nell'esecuzione, per sottolineare lo scarto tra l’idea e la realizzazione, tra il proposito dell’artista e il limite del corpo. Gli scritti sono parte integrante dell’opera e spesso si trovano ai margini del disegno stesso. Il fatto di non vedere il foglio mentre disegno mina tutte le idee di intenzionalità e rimette in questione lo statuto di errore come criterio limite. "Per chi lavora ad occhi bendati la nozione di talento perde completamente di senso. Il processo in se non mi interessa, non è che un mezzo." (Robert Morris). In mostra, inoltre, saranno presentati alcuni dei capolavori di Morris, opere seminali che hanno ispirato sia il minimalismo che l'arte concettuale, come il famoso "Card File" del 1962 ed ancora "Box with the Sound of its Own Making" (1961), Self-Portrait (EEG) (1963), i Mirrored Cubes (1965), i film Mirror Film e Finch College Project Film, entrambi del 1969, la grande installazione Threadwaste with Mirrors (1968/1998) e Portland Mirrors (1977).

 

Montaggio: MariaTeresa Soldani

Immagini di repertorio: TVPrato, Rai3




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Ren Hang. Nudi | intervista a Cristiana Perrella

Ren Hang. Nudi

a cura di Cristiana Perrella

04 giugno —30 agosto 2020

 

Esplicito ma anche poetico, il lavoro dell’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (1987– 2017) è esposto per la prima volta in Italia con una selezione di 90 fotografie, accompagnate da un portfolio che documenta il backstage di uno shooting di Ren Hang nel Wienerwald nel 2015 e un’ampia sezione di libri rari sul suo lavoro. Ren Hang è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo. Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo pure, permeate da un senso di mistero e da un’eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. Piuttosto che suscitare desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo, sfidando la morale tradizionale che ancora governa la società cinese. In Cina infatti, il concetto di nudo non è separabile da quello di pornografia e il nudo, come genere, non trova spazio nella storia dell’arte. Le fotografie di Ren Hang sono state per questo spesso censurate. “Siamo nati nudi…io fotografo solo le cose nella loro condizione più naturale” (Ren Hang).


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