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#finedelmondo

Interviste

Verso il futuro, nonostante tutto

10 giugno 2016



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"Mi sono stancato di sentir dire che il futuro è un'idea superata, un'utopia lasciataci in eredità dagli anni settanta. Il futuro, oggi, è di tutti, perché tutti dobbiamo e possiamo fare qualcosa per costruirlo insieme."





Chi sei?

Questa è una domanda difficile per chiunque. Lavoro nel campo delle arti visive da 20 anni , utilizzando diversi linguaggi. Ho iniziato come pittore, poi sono passato alla fotografia e successivamente mi sono occupato di architettura e di urbanistica. Eppure credo ancora di essere estraneo ad ognuno di questi linguaggi. Anche se ho fatto il fotografo per diversi anni, non mi sento un fotografo; anche se ho lavorato nel campo dell'architettura e del paesaggio urbano non ho niente a che fare con tutto ciò. Probabilmente mi definirei come qualcuno che lavora con le idee.

 

Prenderai parte alla riapertura del Centro Pecci. A cosa stai lavorando per questa mostra?

Sono stato contattato dal direttore Fabio Cavallucci in relazione ad un mio lavoro dal titolo De cómo la tierra se quiere parecer al cielo (Di come la terra provi ad assomigliare al cielo, ndr). In origine ho esposto l'opera a Venezia, ma ne ho eseguito anche una seconda versione per la Galleria Continua. Per la mostra del Centro Pecci ho intenzione di assemblare alcuni dei miei lavori, rinnovando ciò che ho fatto in passato.

 

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Se la terra desidera assomigliare al cielo, cosa potrebbero desiderare di diventare gli uomini?

La mia opera vuole affrontare in modo poetico e filosofico una delle questioni essenziali della vita di ogni essere umano: chi siamo?

Credo che gli uomini si siano sempre posti questa domanda, ma senza trovare alcuna risposta. Siamo sempre alla continua ricerca di noi stessi: da questa importante domanda ne scaturiscono altre di natura diversa – domande di tipo religioso, oppure di tipo politico-ideologico.

Viviamo in grandi città, al sicuro dalla natura più selvaggia. Forse uno dei modi per comprendere il desiderio di conoscenza dell'essere umano è quello di riflettere sul rapporto tra natura e cultura, perché è da questa tensione che nascono tutte le nostre domande. Pensiamo, ad esempio, a quando siamo immersi nella natura, in un paesaggio desolato. Non è forse in momenti come questo – con i piedi ben piantati per terra e lo sguardo rivolto al cielo – che ci domandiamo: qual è il nostro posto nell'universo?

 

Credi che noi stiamo costruendo il nostro futuro contro o in armonia con la natura?

Credo che gli esseri umani abbiano provato a limitare il loro impatto sulla natura, senza però riuscirci del tutto. La domanda che mi poni dovrebbe essere una bussola per guidare le nostre azioni ed i nostri stili di vita. Non mi piace pensare ai tempi che ci attendono in modo apocalittico, abbiamo già Hollywood che ci restituisce molte rappresentazioni di questo tipo. Ma purtroppo il futuro è in pericolo perché stiamo consumando le risorse naturali oltre ogni limite. E il ruolo dell'arte e del pensiero deve proprio essere quello di porre questo tema al centro del dibattito.

Quale futuro vivranno i nostri figli? È questa la domanda fondamentale. E si tratta anche di una domanda molto politica, importante per mantenere viva una visione critica della realtà.

Mi sono stancato di sentir dire che il futuro è un'idea superata, un'utopia lasciataci in eredità dagli anni settanta. Il futuro, oggi, è di tutti, perché tutti dobbiamo e possiamo fare qualcosa per costruirlo insieme.

 

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Come immagini possa essere la fine del mondo?

Non ci penso, sono molto positivo. Ci aspettano anni o addirittura secoli molto difficili, ma sono fiducioso che l'uomo sarà capace di reinventarsi. Ed anche se non saprei fornire alcuna soluzione per risolvere la crisi che stiamo attraversando, non vedo alcuna apocalisse all'orizzonte. Non mi piace pensare che qualcosa stia finendo o sia già finito, piuttosto credo sia necessario porsi in un'ottica di solidarietà per costruire qualcosa insieme.



Immagine di copertina:

Carlos Garaicoa, On How the Earth Wishes to Resemble the Sky (II), 2005, Installation. Metal, light. 0.5 x 12.43 x 13.18 m, Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León (MUSAC) Collection, Spain. Photo: Ela Bialkowska.


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